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Recensione EA Sports UFC 6, si torna sull'ottagono
Qualche anno fa vi parlavamo di EA Sports UFC 5 come di un’opera che “sfiora, perlomeno nel suo genere d’appartenenza, la perfezione. Il miglior esponente del genere, capace di stupire, e divertire, specialmente in single player, grazie a una modalità carriera appagante, a un gameplay immediato e soddisfacente e a un comparto tecnico fra i migliori attualmente sul mercato.” Parole importanti che sono valse al titolo nella nostra recensione dell’epoca un importante 8, voto che certificava il grande lavoro, al netto di qualche sbavatura, fatto da Electronic Arts.
A distanza di poco meno di tre anni ci ritroviamo ora di fronte a EA Sports UFC 6, seguito diretto dell’opera incentrata sulla celebre disciplina chiamato a confermare quanto di buono fatto in passato dalla serie. Dopo averlo provato nei giorni scorsi siamo ora pronti a dirvi qualcosa di più e a raccontarvi se UFC 6 è l’evoluzione che ci stavamo aspettando.
Se non siete dei fan assidui della serie, la prima cosa che avrete notato sarà sicuramente il lungo lasso di tempo passato tra il quinto e il sesto capitolo. A differenza di praticamente qualsivoglia altro gioco basato su una disciplina sportiva, il franchise di EA Sports ha infatti adottato una programmazione più dilatata, proponendo ai fan un nuovo capitolo dopo tre anni.
Una scelta che, almeno sulla carta, consente di lavorare più a lungo alle novità, proponendo un’esperienza più rifinita e pensata, senza dover correre contro l’orologio. Un qualcosa che, sempre sulla carta, elimina quindi il rischio di rilasciare un titolo molto simile al precedente e che rende molto più semplice offrire valore aggiunto ai propri fan.
EA Sports UFC 6, ve lo diciamo fin da subito, non è in ogni caso una rivoluzione e si basa anzi su molti di quei capisaldi che tanto abbiamo apprezzato in precedenza. Non è quindi questa volta presente un distacco netto e marcato come quello visto tra il quarto e il quinto capitolo, ma piuttosto delle migliorie capaci comunque di portare la saga a un livello ancora superiore.
UFC 6, insomma, è un’attenta evoluzione, che migliora e affina l’esperienza sotto diversi aspetti ma che non rappresenta un balzo in avanti netto come quello che ci si sarebbe potuti aspettare dopo tre anni. È indubbio, in ogni caso, che si tratti del miglior capitolo della serie e già questo, probabilmente, è un motivo ben più che sufficiente per scendere nuovamente nell’ottagono.
La principale novità di questo capitolo è sicuramente quella che prende il nome di Flow State e che rappresenta ludicamente parlando quello stato di grazia che sembrano vivere i lottatori in determinati momenti del match. Riempendola, infatti, il nostro atleta diventa decisamente più performante per qualche istante, aumentando le proprie caratteristiche e vedendo l’avversario muoversi in modo leggermente più lento.
Se vi è mai capitato di fare qualche sport, non solo arti marziali, avrete sicuramente presente quei momenti in cui sembra riuscirvi tutto: ecco quella è proprio la sensazione che EA Sports ha voluto catturare con questa nuova meccanica e, dopo averla provata, l’impressione è proprio quella che ci sia riuscita. Sebbene inizialmente potrebbe fare un po’ storcere il naso ai puristi, sembrando quasi un superpotere a prima vista, dopo qualche partita si impara a riconoscerla come qualcosa di verosimile e che contribuisce a includere nel gioco anche una componente più emotiva e mentale della disciplina.
Dove UFC 6 ha fatto decisi passi in avanti rispetto al predecessore è poi per quanto riguarda il gameplay, che ora è molto più ragionato che in passato. Imparare a mantenere le giuste distanze dall’avversario, così come saper gestire in modo intelligente l’energia del proprio giocatore, è infatti ora fondamentale se si vuole sperare di uscire vittoriosi da qualche incontro particolarmente ostico. Scegliere la strada della frenesia e dedicarsi esclusivamente all’assalto dell’avversario non funziona infatti più bene come una volta, lasciand