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Sole, le incredibili immagini a 19km mostrano 47 vortici
Una sequenza della fotosfera risolta fino a circa 19 chilometri ha mostrato 47 piccoli vortici ai bordi delle concentrazioni di flusso magnetico del Sole. Le immagini ottenute con il Daniel K. Inouye Solar Telescope forniscono la prima conferma osservativa diretta di instabilità magnetizzate di Kelvin-Helmholtz in questa regione dell'atmosfera solare, dove il plasma visibile forma la superficie apparente della stella.
Lo studio, intitolato Ubiquitous Kelvin–Helmholtz instabilities driving plasma mixing on the Sun e pubblicato su Nature il 5 agosto 2026, si basa su osservazioni effettuate nell'aprile 2025 vicino alla macchia solare della regione attiva NOAA 14060. Il telescopio del National Solar Observatory ha osservato la fotosfera alla lunghezza d'onda di 416 nanometri, raggiungendo una risoluzione sufficiente a distinguere strutture larghe poche decine di chilometri.
La sequenza analizzata copre circa tre minuti, con un'immagine ricostruita ogni 2,7 secondi. In questo breve intervallo gli autori, tra cui David Kuridze e Friedrich Wöger, hanno individuato vortici grandi fra 25 e 170 chilometri, con una separazione caratteristica di 65 chilometri. Le strutture si muovevano con velocità apparenti comprese fra 0,67 e 3 chilometri al secondo.
Per verificare l'origine del fenomeno, il gruppo ha confrontato le osservazioni con simulazioni magnetoidrodinamiche realizzate attraverso il codice MURaM e una griglia da 3,2 chilometri. I modelli hanno riprodotto forma, velocità e crescita delle strutture osservate. Il meccanismo emerge quando flussi orizzontali con velocità differenti scorrono lungo i bordi delle concentrazioni magnetiche: il taglio risultante innesca l'instabilità di Kelvin-Helmholtz e genera i vortici.
Le simulazioni indicano inoltre che queste instabilità favoriscono il contatto tra plasma magnetizzato e plasma quasi privo di magnetizzazione. Gli autori stimano una diffusività turbolenta di circa 0,65 × 10^12 centimetri quadrati al secondo, un valore compatibile con un mescolamento efficace su scale molto piccole. Il processo può alimentare turbolenza e intrecciare il flusso magnetico, modificando il trasferimento di massa ed energia attraverso l'atmosfera solare.
Il collegamento con gli strati superiori del Sole resta potenziale: lo studio indica che queste instabilità potrebbero contribuire ai processi energetici associati al riscaldamento della corona, ai brillamenti e alle espulsioni di massa coronale. La conferma diretta riguarda per ora la formazione e l'evoluzione dei vortici nella fotosfera; il loro contributo quantitativo ai fenomeni più energetici richiederà ulteriori osservazioni e simulazioni.
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