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Israele verso il voto, le primarie del Likud premiano Bibi
"Netanyahu si è svegliato con un sorriso". Amit Segal, giornalista di Channel 12 ben inserito nell'entourage di Bibi, ha sintetizzato così il clima all'indomani delle primarie del Likud. Nel vortice di guerre infinite in cui è coinvolto il premier più longevo e controverso d'Israele, anche la competizione all'interno del suo partito è stata una battaglia. I risultati gli hanno concesso una vittoria nel modellare quanto più possibile a sua immagine la lista dei candidati in vista del voto del 27 ottobre per rinnovare la Knesset, in quella che potrebbe essere la sua ultima campagna elettorale.
Netanyahu è riuscito a incastonare nella lista i due suoi desiderata: tenere alti i fedelissimi, i 'bibisti', quelli che lo seguono anche se dovesse prendere decisioni impopolari per la pancia del Paese; rafforzare le figure chiave della controversa riforma giudiziaria, mai andata in porto e molto legata al futuro dei processi che lo vedono imputato. Processi che sembra si stiano sfaldando in tribunale, con i giudici che hanno ripetuto alla procura come l'accusa più grave, quella di corruzione, vada rimossa. Una relativamente bassa affluenza - il 53% dei 140.000 iscritti al partito - ha giocato a favore di Netanyahu, facendo leva sui meccanismi consolidati del Likud basati su alleanze e presenza capillare nel territorio, marginalizzando i cosiddetti 'cani sciolti' e la corrente emergente che ammicca più agli estremisti Ben Gvir e Smotrich. Ma si tratta solo di una vittoria tattica: lo schema delle alleanze ancora non concede a nessuna delle parti i 61 seggi necessari per formare un governo. Nel Likud, la base più radicale potrebbe lasciare per opzioni più a destra, quella più istituzionale invece potrebbe passare a Yuli Edelstein e Gilad Erdan, figure stimate uscite dal Likud per formare un ennesimo partito che si va aggiungere alle nuove formazioni che intendono porsi come ago della bilancia per un governo più centrista, che escluda le alleanze più scomode (destra oltranzista, haredim, partito islamico). Nei primi 25 posti, quelli considerati reali nei sondaggi, il Likud rinnovato vede molti più 'mizrahim' (ebrei orientali), solo due religiosi (il secondo posto va al presidente della Knesset, Amir Ohana, gay, padre di due figli in maternità surrogata) e solo tre donne, tra cui la ministra dei Trasporti Miri Regev, che è anche l'unica tra tutti i candidati con un alto grado militare, generale di brigata. Un altro elemento distintivo di questa campagna al veleno è infatti la tensione tra governo ed esercito. Storicamente, dall'Idf sono emersi leader centristi o di sinistra: Gadi Eisenkot, che continua il testa a testa nei sondaggi con Netanyahu, è stato capo di Stato maggiore, il suo vice era Yair Golan, oggi leader dei Democratici, revival della sinistra israeliana. Netanyahu ha ancora 5 nomi a sua discrezione da inserire in lista. Tra loro, il numero tre. In molti si chiedono se chi occuperà quel posto sarà il delfino che Bibi non ha mai finora incoronato.
Israele verso il voto, le primarie del Likud premiano Bibi
TEL AVIV,
18 agosto 2026, 19:05
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