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Raid di Israele su un aeroporto militare in Siria, l'ira degli Usa
L'Idf torna a bombardare in Siria colpendo un aeroporto militare, col Paese sempre più terreno di scontro indiretto tra Israele e Turchia. Mentre gli Stati Uniti, che garantiscono la cornice politico-diplomatica alla spartizione di influenza tra Ankara e lo Stato ebraico, intervengono per deplorare l'iniziativa, nel tentativo di preservare l'equilibrio di potere regionale.
Questo mentre Damasco prosegue la resa dei conti politico-giudiziaria con l'ex regime. La Corte penale ha condannato a morte Wassim al-Assad, cugino del deposto raìs Bashar al-Assad, riparato in Russia e già condannato in contumacia una settimana fa. Wassim al-Assad è stato condannato per "omicidi plurimi" e "omicidi accompagnati da tortura e brutalità", classificati come crimini contro l'umanità e di guerra. La sentenza si aggiunge a quella emessa l'11 agosto contro l'ex ufficiale Atef Najib e ad altre pronunce in contumacia contro l'ex presidente e suo fratello Maher, mentre la giustizia libanese dispone l'estradizione verso la Siria dell'ex generale Adel Issa, arrestato a Beirut una decina di giorni fa con l'accusa di crimini contro l'umanità. Tornando ai raid di Israele, la Turchia ha condannato l'attacco e ha chiesto alla "comunità internazionale di assumere una posizione più decisa per porre fine all'escalation dell'aggressione contro la Siria". L'inviato speciale della Casa Bianca per Siria e Iraq, Tom Barrack, ha parlato di "escalation non necessaria". E si è detto "profondamente preoccupato", invitando le parti a privilegiare "il dialogo logico" agli "ulteriori incidenti militari". Il governo Netanyahu dal canto suo non ha ancora commentato ufficialmente la notizia del raid, ma secondo un funzionario israeliano citato da media americani, lo Stato ebraico aveva condiviso con Washington non meglio precisate "informazioni delicate di intelligence". La cronaca dell'attacco racconta di almeno otto missili lanciati sulla pista dell'aeroporto militare di Abu Dhuhur, nella regione di Idlib, dove erano in corso lavori turchi di riattivazione della struttura. Si è trattato del primo raid israeliano così lontano dal confine con Israele da circa un anno. Fonti militari citate dalla tv siriana parlano di soli danni materiali, ma il valore politico dell'azione è evidente: Israele non intende lasciare campo libero alla Turchia, anche in un'area lontana dal proprio territorio ma a soli 60 chilometri dal confine turco. Una delegazione militare di Ankara aveva visitato il sito pochi giorni fa, nel quadro del rafforzamento della presenza militare turca in Siria centrale, dopo l'installazione di apparecchiature radar tra Hama e i porti mediterranei di Latakia e Tartus. Intanto Israele non interrompe la pressione quotidiana nel sud-ovest della Siria a due passi dalla capitale Damasco. Proprio a Quneitra, sulle Alture del Golan, le ruspe israeliane sono tornate a spianare terreni agricoli nella foresta di Horsh Shahhar, già colpita da analoghe operazioni a inizio agosto, mentre una pattuglia si è spinta verso l'altura di Tell Bat el-Warde, sopra Beit Jinn. E a conferma del ruolo di garante rivendicato da Washington, nelle ore successive al raid di Israele sull'aeroporto siriano, velivoli della coalizione a guida americana hanno sorvolato l'area.
Raid di Israele su un aeroporto militare in Siria, l'ira degli Usa
ROMA,
18 agosto 2026, 18:23
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