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Terremoto Giappone, dopo tre settimane ancora 3.000 sfollati
A tre settimane dal violento
terremoto che a fine luglio ha
colpito la prefettura sudoccidentale di Kumamoto, in Giappone,
oltre tremila persone vivono ancora nei centri di accoglienza o
in abitazioni danneggiate. Il sisma, di magnitudo 7 - il livello
più alto della scala sismica nipponica - ha provocato finora 39
vittime, includendo tra queste anche i decessi ritenuti
collegati alle conseguenze del disastro. Ingenti i danni
materiali: quasi 32.000 abitazioni sono state colpite, di cui
1.450 completamente distrutte. Nei 70 centri di evacuazione
ufficiali risultano ancora ospitate 3.053 persone, racconta
l'emittente pubblica Nhk, con le autorità locali che segnalano
difficoltà nel censire quanti hanno trovato rifugio altrove, in
auto o in case pericolanti; una situazione che alimenta il
timore che la mancanza di assistenza possa causare ulteriori
vittime. A questo riguardo il governo della prefettura ha
chiesto ai comuni di monitorare la condizione dei residenti per
poter garantire loro supporto adeguato. Resta critica anche la
situazione idrica: circa 7.380 famiglie nelle città più colpite
di Uki e Yatsushiro e nella cittadina di Hikawa sono ancora
senza acqua corrente, e il ripristino del servizio è previsto
entro la fine di agosto. A complicare le operazioni di soccorso
contribuisce il clima: le temperature superano i 30 gradi, e le
autorità sono impegnate a prevenire ulteriori decessi legati al
caldo intenso, che rappresenta un rischio aggiuntivo per la
popolazione sfollata, in particolare gli anziani e i più
vulnerabili.
Terremoto Giappone, dopo tre settimane ancora 3.000 sfollati
TOKYO,
19 agosto 2026, 03:36
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