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Il telescopio Roman della NASA nasconde un passato da spia
La NASA ha portato il Nancy Grace Roman in Florida, dove l'osservatorio è pronto a partire entro poche settimane su un SpaceX Falcon Heavy. La missione studierà l'espansione dell'universo, la distribuzione della materia e i pianeti esterni al Sistema Solare usando un cuore ottico nato per uno scopo molto diverso: la ricognizione terrestre.
L'hardware principale deriva infatti da uno dei telescopi che il National Reconnaissance Office, l'agenzia statunitense responsabile dei satelliti spia, non utilizzava più. Dopo la cancellazione del programma militare per il quale erano stati costruiti, nel 2012 l'NRO propose alla NASA due sistemi ottici dalle capacità paragonabili a quelle di Hubble. L'agenzia spaziale accettò l'offerta e trasformò uno di essi nella base della nuova missione.
Prima della donazione, il progetto scientifico era conosciuto come WFIRST e prevedeva uno specchio più piccolo, destinato soprattutto a una vasta ricognizione infrarossa del cielo. Il Decadal Survey delle National Academies lo aveva indicato nel 2010 tra le priorità dell'astrofisica statunitense, ma il programma faticava a ottenere consenso mentre gran parte delle risorse era assorbita dallo sviluppo del James Webb Space Telescope.
Ricevere l'ottica non ha reso gratuita la missione: la NASA ha dovuto progettare la navicella, gli strumenti scientifici e i sistemi necessari per operare nello spazio. Il componente già disponibile ha però cambiato la scala del progetto. Negli scorsi mesi, Roman è entrato nell'ultima fase prima del lancio, completando integrazione e controlli. Secondo l'agenzia, il programma è arrivato a questo traguardo in anticipo sulla tabella di marcia e sotto il budget previsto.
Uno degli obiettivi principali riguarda l'energia oscura, il nome attribuito al fenomeno che sembra guidare l'accelerazione dell'espansione cosmica. Roman osserverà numerose supernovae di tipo Ia, esplosioni stellari utilizzate come indicatori di distanza, per confrontarne luminosità e posizione in epoche diverse. Queste misure potranno verificare quanto l'espansione sia cambiata nel tempo e mettere alla prova modelli come quello basato sulla costante cosmologica.
L'osservatorio misurerà inoltre forme e posizioni di enormi campioni di galassie. La loro distribuzione conserva gli effetti gravitazionali della materia oscura, che non emette luce ma contribuisce alla formazione delle strutture cosmiche. Roman non osserverà direttamente questa componente invisibile: produrrà mappe statistiche con cui i ricercatori potranno confrontare le previsioni teoriche, restringendo lo spazio delle spiegazioni possibili.
La missione cercherà anche nuovi esopianeti e collauderà una tecnologia pensata per future osservazioni dirette di mondi lontani. I risultati non risolveranno automaticamente i problemi della cosmologia e non garantiranno la scoperta di vita: offriranno però campioni molto più estesi e misure complementari a quelle di altri telescopi. Un sistema concepito per raccogliere informazioni strategiche sulla Terra verrà così impiegato per indagare alcuni dei fenomeni meno compresi dell'universo.
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