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Trump valuta quote statali nei colossi dell'AI per gli americani
L’amministrazione Trump sta valutando una formula per far entrare il governo statunitense nel capitale dei grandi operatori dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo dichiarato di far beneficiare i cittadini americani della crescita economica generata dal settore. L’idea non è ancora una decisione definitiva, ma il fatto che le discussioni siano già in corso la rende un passaggio politico rilevante per tutto l’ecosistema AI statunitense.
Lo schema discusso ruoterebbe attorno a un Public Wealth Fund, cioè un fondo pubblico sostenuto da quote azionarie donate o conferite dalle aziende AI. In pratica, una parte del valore generato dai colossi del settore verrebbe agganciata a un veicolo governativo, trasformando il successo commerciale dell’AI in una potenziale risorsa collettiva per la popolazione americana.
Trump ha descritto l’ipotesi come una sorta di partnership tra governo, aziende e cittadini, spiegando che gli americani accetterebbero meglio la crescita dell’AI se potessero partecipare ai suoi benefici economici. Il punto politico è chiaro: la Casa Bianca vuole legare l’espansione dei modelli generativi non solo alla produttività delle imprese, ma anche a una redistribuzione simbolica e finanziaria del valore prodotto.
L’origine dell’idea viene fatta risalire a una proposta avanzata da Sam Altman nel 2025, quando il CEO di OpenAI parlò della necessità di far riflettere i guadagni dell’AI anche negli interessi dei cittadini statunitensi. Da allora il tema si è spostato da proposta teorica a dossier politico, in un contesto in cui Washington sta aumentando la pressione su modelli, chip, sicurezza e controllo delle tecnologie strategiche.
Questa impostazione si inserisce nella stessa traiettoria già vista nei controlli preventivi sui modelli IA negli Stati Uniti, perché il baricentro non è più soltanto la regolamentazione: il governo guarda anche alla possibilità di partecipare finanziariamente alla crescita dei protagonisti del settore. Una quota pubblica nei big AI aprirebbe però un fronte delicato su governance, concorrenza e indipendenza industriale.
Tra i nomi più esposti c’è anche Anthropic, che ha confermato un dialogo quotidiano con il governo statunitense sui temi della sicurezza nazionale. Il cofondatore Jack Clark ha spiegato che l’azienda sta cercando modi per essere utile in quell’ambito, un segnale che le relazioni tra AI generativa e apparato pubblico sono ormai strutturali, non episodiche.
Il nodo critico riguarda la natura stessa di una partecipazione statale nelle aziende AI. Da un lato, una quota pubblica potrebbe aiutare a ridurre la percezione di un settore che concentra ricchezza e potere tecnologico in poche mani; dall’altro, potrebbe sollevare dubbi su favoritismi, accesso ai dati, influenza politica e neutralità dei modelli. Per un mercato dominato da LLM, infrastrutture cloud e investimenti miliardari, l’ingresso dello Stato nel capitale non sarebbe una semplice scelta finanziaria.
Per ora non c’è un piano operativo annunciato, né una lista ufficiale di aziende coinvolte. La novità è che la discussione sulla ricchezza generata dall’AI sta passando dal piano fiscale e regolatorio a quello proprietario: non solo come tassare o controllare i colossi dell’AI, ma se una parte del loro valore debba appartenere direttamente al pubblico americano.