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I 15 anni di un record che Skoda custodisce ancora con orgoglio
Nel 2011 una speciale Škoda Octavia vRS raggiunse 227,080 mph a Bonneville, conquistando un record che resiste ancora nella storia del marchio
Le imprese sono fatte per ricordarci che nella vita si possono ottenere dei traguardi che vanno oltre l’ordinario, che i limiti esistono per essere battuti. Nel modo delle auto i record servono per restare negli annali e per consacrare un modello nella storia del marchio. È ciò che accadde anche il 19 agosto 2011, quando una speciale Škoda Octavia vRS trasformò le immense distese bianche di Bonneville, nello Utah, nel teatro di una delle pagine più memorabili mai scritte dall’azienda boema.
Alle 7:45 del mattino, ora locale, la speciale berlina allestita di tutto punto per agguantare delle velocità folli, registrò una media ufficiale di 227,080 miglia orarie, pari a circa 365 km/h, diventando la vettura di serie sovralimentata da 2 litri più veloce al mondo secondo i parametri della Southern California Timing Association (SCTA). Al volante c’era il giornalista automobilistico Richard Meaden, protagonista di una sfida che inizialmente sembrava quasi irraggiungibile. Ovviamente, si sbagliava.
L’idea fu partorita da Škoda UK, che decise di prendere una semplice Octavia vRS 2.0 TSI della flotta stampa e trasformarla in una macchina per scardinare dei record. L’obiettivo della vigilia non era nemmeno quello di conquistare un primato mondiale. Il traguardo fissato dal team era molto più banale: abbattere il muro delle 200 miglia orarie, equivalente a circa 322 km/h.
Con il passare delle prove, però, la vettura iniziò a dimostrare un potenziale ben al sopra delle aspettative. Quando i primi test dimostrarono che il limite delle 200 mph poteva essere oltrepassato con relativa tranquillità, il progetto cambiò faccia e il record fissato a 216 mph diventò improvvisamente un obiettivo concreto.
La metamorfosi della berlina ceca fu radicale. Pur dovendo rispettare le regole della SCTA, che limitavano il numero di modifiche permesse, i tecnici intervennero in modo profondo sulla vettura. Il motore 2.0 TSI ricevette un nuovo sistema di alimentazione in grado di garantire una maggiore portata di carburante agli otto iniettori, mentre il raffreddamento venne implementato grazie all’adozione di un maxi radiatore da 10 litri. Per raggiungere velocità più elevate fu installato anche il cambio con rapporti più lunghi derivato dalla Škoda Octavia GreenLine, soluzione che consentiva al motore di sfruttare il proprio allungo in modo ancor più efficace.
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Tra le modifiche più peculiari figurava l’eliminazione dell’impianto frenante tradizionale. Dischi e pinze vennero rimossi e sostituiti da un paracadute azionato da una leva nell