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Quanto erano alti i Denisoviani? Due ossa aprono il caso
Un gruppo di ricercatori guidato da Yousuke Kaifu, dell'Università di Tokyo, ha analizzato un femore incompleto e una tibia recuperati dal fondale vicino a Taiwan, attribuendoli a due Denisoviani. Le proporzioni ricostruite suggeriscono individui alti circa 1,8 e 1,9 metri, ma il lavoro, pubblicato come preprint su bioRxiv, non dimostra che l'intero gruppo umano fosse mediamente così alto.
I Denisoviani sono stati identificati inizialmente attraverso sequenze genetiche estratte da piccoli resti della grotta di Denisova, in Siberia. Negli ultimi anni altri reperti, compreso il grande cranio di Harbin, hanno ampliato il quadro. Il materiale postcraniale resta però rarissimo: per questo due ossa lunghe possono offrire indizi preziosi sulla corporatura, senza fornire da sole una media valida per una popolazione distribuita in vaste aree dell'Asia.
I fossili provengono dal canale di Penghu, nello Stretto di Taiwan, e furono recuperati con dragaggi insieme a resti di mammiferi terrestri dell'era glaciale. Non essendo emersi da uno scavo controllato, mancano la posizione esatta e la relazione con gli strati sedimentari. La paleoproteomica ha permesso di attribuire le ossa ai Denisoviani anche in assenza di DNA utilizzabile, mentre segnali proteici leggermente diversi indicano che femore e tibia appartenevano a due individui.
Le ossa sono incomplete, ma gli anatomisti possono ricostruirne la lunghezza e applicare relazioni statistiche tra dimensioni degli arti, statura e massa corporea. Per Penghu 2, il femore, lo studio stima circa 1,8 metri e 83 chilogrammi; per Penghu 3, la tibia, circa 1,9 metri e 91 chilogrammi. Gli autori le collocano fra le maggiori dimensioni note per il genere Homo nel Pleistocene africano ed europeo.
Il passaggio da “due individui grandi” a “Denisoviani alti” resta però problematico. Una stima individuale può essere ragionevole, mentre una caratteristica di specie richiede un campione più ampio, con età biologica e sesso meglio determinati. Anche la raccolta tramite dragaggio può favorire ossa più robuste e riconoscibili, lasciando fuori reperti piccoli, fragili o giovanili. Inoltre, senza una provenienza geologica sicura, non sappiamo se i due individui vissero nello stesso periodo.
Il caso del ragazzo del Turkana, uno scheletro molto completo di Homo erectus, mostra quanto le proiezioni possano dipendere dalle ipotesi sulla crescita. Era già alto circa 1,6 metri alla morte, ma le stime della sua età variano tra sviluppo dentale e scheletrico; modelli diversi hanno quindi prodotto ricostruzioni differenti dell'altezza adulta, generalmente collocata attorno a 1,76-1,80 metri.
Il risultato più solido è dunque circoscritto: le due ossa, se l'attribuzione proteica verrà confermata, appartenevano a individui di notevole statura. Per stabilire se rappresentassero la variabilità normale dei Denisoviani o un tratto frequente servono altri scheletri, meglio ancora se provenienti da scavi documentati e associati a datazioni affidabili. Fino alla revisione tra pari, il campione di due fossili va letto come un'ipotesi promettente, non come il ritratto definitivo di un'intera popolazione.
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