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Il piano di Lovaglio per cercare di resistere all'opas di Intesa
Una doppia offerta per rilevare Banco Bpm e Banca Generali nel tentativo di resistere, con un progetto industriale alternativo, all'opas da 30,6 miliardi messa in campo da Intesa Sanpaolo, che punta a conquistare Mediobanca, la quota nelle Generali e metà della rete del Monte, cedendone l'altra metà al gruppo Unipol. Il piano dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio, che prevede anche un maxi-dividendo da 4 miliardi di euro, è stato approvato dal cda della banca riunitosi per sette ore a Siena, con il sostegno di nove consiglieri, tutti quelli della maggioranza più Corrado Passera, e l'astensione dei restanti amministratori di minoranza (Paolo Boccardelli, Nicola Maione, Paola De Martini e Antonella Centra), che da tempo lamentano il loro scarso coinvolgimento nelle decisioni strategiche. Il comunicato ufficiale del Monte verrà diffuso in mattinata prima dell'apertura di Borsa. Il testo, secondo quanto riferito da Il Sole 24 Ore, non sarebbe stato approvato dalla minoranza in quanto privo delle loro valutazioni.
La doppia offerta, messa a punto insieme agli advisor Ubs, Bofa, Vitale e Kbw, verrà fatta con azioni Mps e conterrà un premio sia per i soci del Banco che per quelli di Banca Generali, facendo entrare nella compagine del Monte gli azionisti che vi aderiranno. Con il corollario, tutt'altro che secondario, di riportare le Generali, qualora aderissero all'offerta, nell'azionariato di Siena, con una quota di circa il 10% del capitale. L'ingresso del Leone, che si diluirà in caso di fusione con Bpm, potrebbe costituire la base su cui edificare una partnership nella bancassicurazione, anche alla luce del fatto che a fine 2027 scadrà la jv tra il Monte e Axa. Il progetto punta a creare un gruppo con una capitalizzazione aggregata di circa 70 miliardi: nascerebbe il terzo polo italiano, forte di una rete di oltre 2.600 sportelli, di una gamma completa di fabbriche prodotto, di una solida presenza nell'investment banking, nel private banking e nel risparmio gestito, grazie all'unione dell'expertise di Banca Generali e Mediobanca nel wealth management.
Non sono però pochi né bassi gli ostacoli che Lovaglio dovrà scavallare perché questo disegno veda la luce. Al di là delle divisioni in cda, che il banchiere lucano potrà superare a colpi di maggioranza, occorrerà il sostegno dell'assemblea dei soci, dove la passivity rule impone di passare. Qui serviranno i due terzi dei voti, un obiettivo impegnativo alla luce della scarsa amalgama della compagine sociale, i cui due principali azionisti, Delfin e Caltagirone, si sono schierati su fronti opposti in occasione del rinnovo del consiglio, lo scorso aprile. Per incentivare le adesioni Mps proporrà un dividendo da 4 miliardi, un miliardo in più della componente cash offerta da Intesa, in parte pagato con azioni Generali. I soci saranno chiamati a votare sul pacchetto di misure il 29 ottobre, poco prima della possibile partenza dell'opas di Ca' de Sass. Per quanto riguarda Bpm, occorrerà strappare con adeguate contropartite il consenso del Credit Agricole, la cui freddezza verso il Monte ha contribuito al naufragio del tentativo di fusione alla pari. Per ora i francesi non commentano, in attesa di sedersi al tavolo con Siena e far valere il loro ruolo di primi soci del Banco con il 29,3% del capitale. Parigi potrebbe restare nel nuovo maxi-gruppo con una quota importante, superiore al 10%, oppure farsi liquidare con filiali e asset.
Silenzio anche da parte di Bpm e Banca Generali, che riunirà però domani il suo cda. Resta poi da vedere la reazione di Intesa, fermamente convinta della validità della sua offerta, e capire se esistono margini per soluzioni di compromesso o se invece la partita si giocherà sul mercato. Mercato che la politica promette di rispettare anche se gli ultimi giorni hanno regalato a Lovaglio, difensore dell'"integrità" del Monte, la sponda della premier Giorgia Meloni e del Pd, in linea con il sostegno bipartisan degli enti senesi e toscani. In Borsa la reaz