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Una sola immagine racconta miliardi di anni di storia stellare
La Dark Energy Camera (DECam), installata sul telescopio Víctor M. Blanco in Cile, ha realizzato una nuova immagine che riunisce nello stesso campo visivo due capitoli molto diversi della storia cosmica. Le strutture sinuose di gas e polvere ricordano le pennellate di Van Gogh, ma la scena mostra soprattutto una vicina regione in cui stanno nascendo stelle e, sullo sfondo, un ammasso popolato da astri antichissimi.
La protagonista in primo piano è la nube molecolare Corona Australis, una delle regioni di formazione stellare attiva più vicine al Sistema Solare. Si trova a circa 430 anni luce dalla Terra e contiene zone nelle quali la temperatura può scendere intorno a -260 °C. In queste condizioni, le concentrazioni più dense di gas e polvere possono collassare sotto l’azione della gravità, dando origine a nuove stelle.
Sul lato sinistro dell’immagine appare NGC 6729, una nebulosa immersa nella nube molecolare. Le aree blu corrispondono a una nebulosa a riflessione: la polvere non produce direttamente quella luce, ma diffonde quella proveniente dalle stelle vicine. Le regioni arancioni sono invece associate a gas ionizzato dalla radiazione ultravioletta emessa da una giovane stella, un meccanismo caratteristico delle nebulose a emissione.
Nel cuore di NGC 6729 si trova R Coronae Australis, un sistema binario composto da due stelle legate gravitazionalmente. Secondo le osservazioni astronomiche, le due componenti completano un’orbita reciproca in un intervallo compreso fra 43 e 47 anni. La loro radiazione contribuisce a illuminare e ionizzare il materiale circostante, rendendo visibili strutture che altrimenti rimarrebbero oscure.
Nella parte superiore destra brilla invece NGC 6723, distante circa 29.000 anni luce e conosciuto anche come Ammasso del Lampadario. È un ammasso globulare formato da centinaia di migliaia di stelle nate miliardi di anni fa; alcune appartengono alle generazioni stellari più antiche conosciute e hanno un’età che si avvicina a quella dell’universo.
La vicinanza apparente tra la nube e l’ammasso è un effetto prospettico: NGC 6723 si trova molto più lontano e non fa parte della stessa struttura. Gli astronomi suggeriscono inoltre che l’ammasso possa contenere diverse popolazioni di stelle con età simili. Questa interpretazione indica una storia evolutiva complessa, ma richiede l’analisi delle proprietà chimiche e dinamiche degli astri, non soltanto l’esame dell’immagine.
DECam può registrare scene tanto estese grazie a 74 rivelatori, una risoluzione complessiva di 570 megapixel e una lente larga circa un metro. Corona Australis e NGC 6723 sono osservabili più facilmente dall’emisfero australe e costituiscono bersagli apprezzati anche dagli astrofotografi. La nuova ripresa mostra così, in un’unica composizione, la formazione stellare ancora in corso e la luce fossile di stelle nate miliardi di anni prima.
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