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Un terzo delle pagine web online è scritto dall’AI
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Pew Research ha analizzato 500.000 pagine web in lingua inglese degli ultimi cinque anni con uno strumento di rilevamento dell’IA per stimare quante di queste siano state probabilmente scritte o modificate dall’AI.
“Di tutte le pagine di questo campione, il 10% mostra segni significativi di una paternità riconducibile all’IA… Se dal campione filtriamo le pagine web meno recenti e prendiamo in considerazione solo quelle pubblicate dopo il rilascio di ChatGPT, il trend è ancora più pronunciato”, si legge in un articolo di Pew Research Center.
Nel rilevamento di luglio 2026, si possono trovare segni di paternità dell’IA in oltre un terzo delle pagine pubblicate dopo l’uscita di ChatGPT. Questo dato è in linea con altri studi che hanno dimostrato come gran parte delle pagine pubblicate di recente su Internet sia stata probabilmente scritta o sostanzialmente modificata dall’IA.
Il testo generato dall’IA non è distribuito in modo uniforme sul web. All’uscita di ChatGPT, i modelli linguistici che permettono di far risalire la paternità dell’IA apparivano a ritmi simili nei principali domini di primo livello (.com, .org, .edu e .gov), ma nei campioni del 2026, circa una pagina su dieci con dominio .com mostra segni di paternità dell’IA — circa il doppio rispetto alla quota dei domini .org (4,6%) e 10 volte la frequenza dei domini .edu o .gov (entrambi intorno all’1%).
Sono stati individuati vari esempi di come il testo online è cambiato, confrontando l’Internet di oggi con rilevamenti del 2023: Ll lineette (–) appaiono con una frequenza doppia, la “virgola seriale” (nota anche come virgola di Oxford o virgola di Harvard) è aumentata del 63%; l”uso di parole impiegate più frequentemente dall’IA è più che raddoppiato. Infine, la struttura di confronto nota come “parallelismo negativo”, con formule del tipo: “Non è solo questo ma è anche quello”, è quasi triplicata.
Questa valanga di contenuti artificiali si inserisce in un contesto ancora più ampio. A giugno del 2026 Cloudflare ha diffuso un diverso dato interessante, sottolineando che il traffico web generato dai programmi automatici (bot), ha superato per la prima volta quello generato dagli utenti umani.
Lo scorso anno il CEO di Clouflare aveva lanciato l’allarme sulle AI che stanno uccidendo il web, rompendone il modello economico e dissociando la creazione di contenuti dal valore, con piattaforme come Google e OpenAI che sempre più forniscono risposte senza indirizzare il traffico verso le fonti originali.
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