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Le stazioni private cambieranno l'addestramento della NASA
La NASA ha mostrato come il suo principale centro per il volo umano si stia preparando all’arrivo delle stazioni spaziali private. Durante una visita tecnica al Johnson Space Center di Houston, i responsabili hanno illustrato una collaborazione sempre più stretta tra agenzia, appaltatori e aziende. Il cambiamento riguarderà addestramento, controllo delle missioni e distribuzione delle responsabilità. Le future stazioni spaziali commerciali richiederanno infatti procedure comuni, pur appartenendo a operatori differenti.
Il punto di partenza resta la ISS, che dovrebbe continuare a funzionare almeno fino al 2030. L’agenzia è comunque pronta a prolungarne la vita se il Congresso lo chiederà. La perdita presente da anni nel segmento russo ha richiesto nuove precauzioni e la chiusura dell’area interessata, concordata con Roscosmos, ma secondo i responsabili gli altri sistemi principali della stazione sono in buone condizioni.
La transizione passa dal programma Commercial LEO Destinations. Nel 2021 l’agenzia ha assegnato contratti preliminari per circa 415 milioni di dollari a tre gruppi guidati da Nanoracks, Blue Origin e Northrop Grumman. Dopo un confronto con l’industria, un nuovo bando dovrebbe arrivare presto. Nel frattempo Vast sta sviluppando moduli con risorse proprie, mentre un modulo gonfiabile di Bigelow viene sottoposto a una prova di lunga durata sulla stazione.
Il funzionamento della Mission Control di Houston indica quali competenze dovranno essere trasferite. I controllori seguono le immagini in diretta, verificano i canali di comunicazione e osservano il carico di lavoro degli astronauti prima di contattarli. Anche la disponibilità di una Crew Dragon come rifugio temporaneo durante la gestione della perdita mostra quanto addestramento, veicolo e infrastruttura di terra debbano funzionare come un unico sistema.
Le aziende potranno scegliere modelli operativi differenti. SpaceX dispone di un proprio centro di controllo in California, mentre Boeing ha preferito integrare le sue attività con quelle dell’agenzia. La cultura operativa comprende anche la comunicazione dell’incertezza, come mostra la nostra ricostruzione della valutazione NASA sul presunto rischio di un asteroide verso la Luna. Per le stazioni private serviranno quindi interfacce chiare tra controllori pubblici, tecnici aziendali ed equipaggi internazionali.
La conseguenza concreta sarà una nuova divisione del lavoro: Houston potrà offrire esperienza, procedure e supporto, mentre gli operatori privati gestiranno una parte crescente dell’hardware e delle operazioni. Per chi segue la tecnologia spaziale, il nodo è l’interoperabilità tra telemetria, comunicazioni, software, veicoli e fattore umano. Un errore di coordinamento a terra può diventare rapidamente un problema operativo in orbita.
Il passaggio, però, non è ancora definito nei dettagli. Le nuove destinazioni commerciali devono dimostrare di essere affidabili, sostenibili economicamente e pronte prima del ritiro della ISS; anche i contratti successivi devono ancora essere assegnati. Un’estensione della stazione potrebbe concedere più tempo, ma eventuali ritardi rischierebbero di creare un intervallo senza una piattaforma statunitense permanente in orbita bassa.
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