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Un'eruzione solare punta verso la Terra: vedremo più aurore?
La regione attiva 4513 del Sole ha prodotto un potente brillamento e un’espulsione di massa coronale diretta parzialmente verso la Terra. Secondo le prime simulazioni della NASA, la nube di plasma potrebbe sfiorare il nostro pianeta e aumentare l’attività geomagnetica, creando condizioni più favorevoli alle aurore. L’incontro, tuttavia, dovrebbe essere radente e non garantisce spettacoli visibili a latitudini insolite.
Il brillamento solare M6,98 ha raggiunto il picco alle 10 UTC ed è stato il più intenso di una sequenza comprendente cinque eruzioni di classe M in circa 24 ore. Nella classificazione dei brillamenti, la classe M è la seconda più energetica dopo la classe X. Ogni categoria rappresenta un aumento di dieci volte del flusso di raggi X rispetto alla precedente.
La radiazione emessa dal brillamento ha raggiunto rapidamente la Terra, ionizzando gli strati superiori dell’atmosfera sul lato illuminato. Il risultato è stato un blackout radio R2, classificato come moderato, che può disturbare temporaneamente le comunicazioni ad alta frequenza. Gli effetti hanno interessato soprattutto parti dell’Africa, dell’Europa e dell’Artico.
Più lentamente si sta muovendo la CME, una grande struttura composta da plasma e campi magnetici espulsa dalla corona solare. L’episodio conferma quanto sia utile osservare questi eventi da prospettive differenti, come mostrato anche dal caso in cui 17 sonde hanno ricostruito il lato nascosto di un’eruzione solare. Una singola visuale, infatti, può rendere difficile stabilire forma e direzione della nube.
Le prime elaborazioni del modello WSA-ENLIL+Cone collocano il possibile arrivo venerdì, indicativamente fra le 10 e le 11 UTC, con un margine d’incertezza di circa sette ore. La previsione descrive un colpo radente: soltanto una parte della CME potrebbe investire la magnetosfera. Anche la velocità relativamente contenuta suggerisce effetti limitati, ma il quadro può cambiare durante la propagazione.
Un elemento favorevole alle aurore potrebbe essere la contemporanea presenza di un vento solare ad alta velocità. Se la CME raggiungesse la Terra mentre questo flusso investe già la magnetosfera, l’attività geomagnetica potrebbe intensificarsi. I due fenomeni non si sommano però in modo automatico: sono necessari dati raccolti più vicino al pianeta per stimare la risposta effettiva.
La variabile decisiva sarà l’orientamento magnetico della nube. Un campo magnetico verso sud può connettersi più efficacemente con quello terrestre, trasferendo energia alla magnetosfera e aumentando la probabilità di aurore. Un orientamento opposto renderebbe invece l’impatto meno efficace. Le previsioni di meteo spaziale dovranno quindi essere aggiornate all’avvicinarsi della CME: al momento sono plausibili aurore più attive alle alte latitudini, non una loro estensione certa verso sud.
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