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Le Camere di Commercio hanno un canale AI "nazionale" per le PMI, partono i primi test
Unioncamere e l'Istituto Italiano per l'Intelligenza Artificiale per l'Industria hanno firmato un protocollo che estende a tutta la rete dei Punti Impresa Digitale un modello di accompagnamento per le piccole imprese verso l'adozione dell'intelligenza artificiale. Il catalogo alla base dell'intesa, costruito sulla piattaforma SUK, conta 140 provider qualificati e 186 soluzioni disponibili. Il protocollo generalizza un progetto pilota chiuso poche settimane prima con la selezione di appena venti imprese, in un solo territorio.
Il comunicato racconta l'operazione come l'avvio di una collaborazione pluriennale tra la rete camerale e l'istituto torinese, con la piattaforma SUK come infrastruttura comune. Nel testo compaiono solo due voci, il presidente di Unioncamere Andrea Prete e il presidente di AI4I Fabio Pammolli, che parlano di un'offerta rafforzata e di un istituto pronto a fare da perno tra competenze scientifiche e capillarità camerale. Nessuna fonte indipendente ha ancora verificato numeri o criteri.
Il progetto che ha fornito il collaudo, AI Match Torino, è nato dalla collaborazione tra AI4I e la Camera di commercio di Torino, con il supporto di Fondazione Piemonte Innova. Nella prima fase sono state ammesse cinquanta imprese a percorsi di formazione e tutoraggio; nella seconda, quella che conta davvero, ne sono state selezionate venti per ricevere voucher e passare all'implementazione di un progetto AI vero e proprio. Il salto di scala tra questo numero e "l'intero sistema produttivo nazionale" evocato nel protocollo è la prima cosa che il lettore dovrebbe notare.
Il bando torinese copre fino all'80% dei costi ammissibili, con un tetto di 7.500 euro per impresa, su una dotazione di 150mila euro della Camera di Torino più altrettanti in servizi da parte di AI4I. Sono cifre adeguate a un progetto pilota territoriale, non a un piano che si propone come riferimento per l'intera rete dei PID, distribuita su tutte le Camere di commercio italiane. Il protocollo non fissa dotazioni comparabili per le altre aree del Paese, e questo lascia intendere che il "modello nazionale" sia oggi soprattutto un'etichetta, non un impegno di spesa già stanziato.
Chi ha già valutato un progetto AI conosce l'ostacolo vero: far entrare la soluzione nei processi già esistenti, un lavoro che pesa più della scelta del modello. Il pilota di Torino ha lavorato su questo con tutoraggio individuale distribuito su tre mesi, un investimento in tempo che pesa più del voucher in sé. Replicarlo su scala nazionale richiede risorse umane specializzate che oggi restano concentrate in un solo territorio.
I numeri della piattaforma SUK sono verificabili: 140 provider, 186 soluzioni, un ecosistema che raccoglie prodotti di piccoli produttori italiani distribuiti lungo la catena del valore delle imprese. Quello che non si vede è il metodo: né il comunicato né la copertura che ne è seguita spiegano su quali basi tecniche AI4I qualifichi un fornitore, quali requisiti minimi debba soddisfare, o chi decida un'eventuale esclusione. Il catalogo si conta, il processo che lo genera resta descritto in termini generici come "criteri tecnici e industriali".
La promessa implicita, un catalogo che garantisce qualità e affidabilità ai fornitori, si appoggia su tre punti fragili: l'assenza di criteri pubblici verificabili da terzi; il fatto che l'unica descrizione del meccanismo di selezione arrivi dallo stesso soggetto che lo gestisce; la distanza tra la scala dichiarata e quella già dimostrata, appena venti imprese.
Il catalogo si conta, i criteri di ingresso restano dentro una scatola nera.
Le imprese che oggi devono scegliere tra 186 soluzioni diverse affrontano lo stesso problema che affligge chi valuta dieci competenze AI da acquisire in azienda: un mercato ancora informe, dove il nome sulla lista non equivale a una garanzia tecnica verificata. Un catalogo con criteri pubblicati, magari con un organismo terzo che ne certifichi periodicamente i contenuti, risolvereb