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Perché siamo ancora esposti a sostanze chimiche vietate 20 anni fa
Un nuovo studio, pubblicato su ScienceDirect, ha dimostrato che ancora oggi siamo esposti a sostanze chimiche vietate 20 anni perché pericolose per la salute degli essere umani. Si tratta dei composti tossici ritardanti di fiamma che continuano a contaminare sedimenti e terreni in tutta Europa. Ciò che spaventa e preoccupa è che sono stati scoperti all’interno delle catene alimentari e negli ambienti chiusi.
Nonostante le restrizioni normative in Europa, la loro persistenza, bioaccumulo e trasporto a lungo raggio rimangono una preoccupazione ambientale. I dati sono stati sintetizzati per aria, acqua, sedimenti, suoli, neve/firn e fanghi.
I ricercatori hanno precisato che queste sostanze chimiche vietate 20 anni fa sono state ampiamente rilevate in tutta Europa, sia in ambienti contaminati che in aree remote. “L’acqua ha generalmente mostrato concentrazioni più basse e più transitorie, mentre sedimenti, fanghi e alcuni suoli hanno agito come principali serbatoi“, si legge nel rapporto dello studio.
I livelli più elevati sono stati tipicamente associati ad ambienti urbani, industriali, contaminati da acque reflue e impianti di smaltimento dei rifiuti, mentre siti alpini, artici e di fondo hanno mostrato una contaminazione inferiore ma misurabile. Diversi studi hanno riportato tendenze al ribasso, soprattutto nell’aria e nel suolo, ma il continuo rilevamento riflette la persistenza in materiali preesistenti, prodotti riciclati, serbatoi contaminati e flussi di rifiuti.
Purtroppo, secondo quanto rilevato dai ricercatori, queste sostanze chimiche vietate 20 anni fa continuano a fare danni. “Nonostante i controlli normativi, rimangono rilevanti dal punto di vista ambientale in tutta Europa“, hanno spiegato. “La loro persistenza nei diversi comparti e il continuo rilascio da fonti preesistenti evidenziano la necessità di un monitoraggio multimatrice armonizzato, di una migliore rendicontazione in materia di controllo e garanzia della qualità“.
Khaled Abass, tossicologo ambientale presso l’Università di Sharjah negli Emirati Arabi Uniti e autore principale dello studio, ha affermato: “L’Europa ha compiuto notevoli progressi nel controllo di queste sostanze. Tuttavia, i dati sulla contaminazione dimostrano che le decisioni chimiche del passato continuano a influenzare l’esposizione presente e futura. Non sono quindi semplicemente inquinanti del passato, ma sostanze chimiche residue con una presenza ambientale attiva“.