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I sindacati di Micron minacciano lo sciopero, memorie a rischio
I sindacati dei lavoratori di Micron a Taiwan si preparano a uno sciopero se la direzione non accetterà di rivedere bonus e partecipazione agli utili. La vertenza coinvolge una parte consistente della forza lavoro locale e porta il confronto sindacale direttamente negli impianti che sostengono una quota importante della produzione avanzata del gruppo statunitense.
Le organizzazioni attive nei distretti di Taoyuan e Taichung hanno condotto ad agosto una consultazione tra i propri membri. Il risultato indica che l'80% degli iscritti interpellati appoggerebbe lo sciopero. I due sindacati dichiarano complessivamente circa 10.000 dipendenti rappresentati, sui 15.000 impiegati da Micron nell'isola.
Al centro della disputa c'è il sistema con cui vengono distribuiti i premi. Durante una riunione sindacale tenuta a luglio, i lavoratori hanno chiesto chiarimenti sull'ipotesi di sciopero e sulle politiche aziendali, compreso il tetto del 200% applicato ai bonus. Le richieste riguardano anche una revisione della condivisione degli utili, affinché i risultati economici prodotti dalla crescita del mercato delle memorie si riflettano maggiormente sulle retribuzioni.
Il precedente osservato dai lavoratori taiwanesi è quello di Samsung. I dipendenti delle attività dedicate ai semiconduttori hanno ottenuto una rinegoziazione dei limiti ai premi e della quota di utile operativo destinata ai bonus dopo una mobilitazione sindacale. La protesta era maturata anche in seguito ai consistenti incentivi riconosciuti ai lavoratori di SK hynix, favoriti dall'espansione della produzione di memorie.
Micron ha risposto sostenendo che il programma bonus 2026, collegato alle prestazioni, sarà il più ricco mai previsto nella storia dell'azienda. La rassicurazione, tuttavia, non ha chiuso la vertenza: i sindacati chiedono un cambiamento strutturale del meccanismo di calcolo, non soltanto un incremento del premio relativo a un singolo esercizio.
Il confronto arriva mentre una parte rilevante delle memorie avanzate di Micron viene fabbricata a Taiwan. La pressione sui compensi si inserisce in una filiera sostenuta dalla domanda legata all'AI, la stessa che alimenta l'espansione dei data center in Lombardia e Piemonte e moltiplica gli investimenti infrastrutturali. Un eventuale sciopero negli stabilimenti taiwanesi aggiungerebbe quindi una variabile industriale a un mercato già sottoposto a una forte richiesta di capacità produttiva.
Anche i dati di TSMC mostrano quanto il ciclo dei semiconduttori abbia ampliato lo spazio per premi e rivendicazioni: nel secondo trimestre i ricavi del produttore taiwanese sono aumentati del 36% su base annua, mentre i bonus sono cresciuti del 50,6%. La consultazione dei lavoratori Micron non equivale ancora all'avvio automatico dello sciopero, ma offre ai sindacati un mandato ampio per proseguire il negoziato e, in caso di mancato accordo, passare alla mobilitazione.
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