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Provate gli agenti ma con cautela, il consiglio di Google per le aziende
Mike Clark, a capo del prodotto per la Gemini Enterprise Agent Platform di Google Cloud, si rivolge alle piccole e medie imprese con un metodo preciso. Testare un agente su un processo circoscritto prima di fidarsi, invece di collegarlo subito a tutto quello che potrebbe automatizzare, è il primo passo che propone. Clark lo motiva con un vantaggio specifico delle PMI: meno sistemi legacy da conciliare, quindi meno attrito nello sperimentare qualcosa di nuovo.
È un dirigente Google che parla dei prodotti della propria azienda, e va letto come tale sulle capacità tecniche specifiche: il principio generale che propone vale invece a prescindere da chi lo mette in pratica.
Sui costi, Google offre pagamento a consumo, tetti di spesa mensili e piani di risparmio flessibili, oltre a strumenti low-code che permettono di costruire un agente collegando caselle e scrivendo un prompt, senza scrivere codice. Chi non sa programmare può comunque collegare strumenti come Salesforce o Twilio a un flusso automatizzato, secondo la descrizione che Clark stesso ne dà.
Sono le condizioni commerciali di un fornitore che ha tutto l'interesse a far scendere la barriera d'ingresso: i tetti di spesa mensili sono confermati anche da fonti tecniche indipendenti, ma nessuna misura indipendente dice quanto bastino davvero a contenere una bolletta imprevista.
Sul controllo, la regola che Clark propone vale a prescindere dal fornitore: trasparenza totale, agente che chiede il permesso prima di ogni azione significativa, fiducia costruita per gradi mentre il sistema dimostra di capire il contesto. Questo principio non dipende dalle funzioni tecniche di un prodotto specifico: regge anche per chi sceglie una piattaforma diversa da quella di Google.
Il traffico automatizzato che oggi attraversa il web dà peso a questo consiglio: oltre metà del traffico web è generato da bot, secondo un dato di Cloudflare ripreso dallo stesso articolo, con la quota guidata da agenti AI in crescita rapida. Un sito che si prepara a ricevere agenti, propri e altrui, deve intanto decidere quali bot far entrare e con quali permessi.
Le PMI italiane guardano già agli agenti AI come leva di crescita, l'impatto si vede già nei numeri di adozione, e diversi piccoli imprenditori li usano già come se fossero un membro del team. Il problema è che il 94% delle organizzazioni vede già proliferare strumenti AI fuori dal controllo IT, prima ancora di aver deciso come gestirli: la tecnologia, in questi casi, è già disponibile da tempo.
Il primo passo utile è circoscrivere il processo su cui testare l'agente, lasciando per dopo un'eventuale automazione dell'intero reparto. Il secondo è fissare un budget mensile e soglie di approvazione prima di collegare l'agente a un sistema di produzione, e misurare tre numeri sullo stesso processo, prima e dopo: il tempo risparmiato, gli errori commessi, il costo per singola operazione.
Sono gli stessi numeri che dicono, dopo qualche settimana di test, se vale la pena estendere l'agente ad altri processi o se conviene fermarsi a quello già circoscritto.
Le sfide restano aperte anche fuori da questo singolo consiglio: adottare l'AI è comunque un percorso con ostacoli che un prezzo più basso da solo non elimina. Un tetto di spesa mensile protegge il conto in banca: la qualità delle decisioni che l'agente prende dentro quel budget resta un'altra verifica, un lavoro umano ripetuto a ogni ciclo di misura.