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Meta sotto accusa, gli occhiali AI avrebbero violato la privacy
La causa contro Meta relativa alla gestione dei dati raccolti dagli occhiali intelligenti è stata ampliata di recente con una nuova categoria di ricorrenti: i passanti registrati senza aver acquistato o utilizzato il dispositivo. La modifica estende quindi la class action alle persone che si trovavano davanti alla fotocamera o vicino ai microfoni, comprese alcune che all'epoca delle riprese erano minorenni.
Secondo la denuncia aggiornata, le funzioni dei Meta AI Glasses avrebbero acquisito volti, corpi, voci e informazioni personali senza offrire ai soggetti ripresi un'effettiva possibilità di fornire il proprio consenso informato. I ricorrenti sostengono inoltre che questi contenuti potrebbero essere stati classificati, analizzati e incorporati nei sistemi di intelligenza artificiale dell'azienda.
La causa era stata presentata a marzo dopo un'indagine basata sulle testimonianze di lavoratori impiegati in Kenya nella moderazione dei contenuti. Stando alle accuse, materiale registrato dagli occhiali sarebbe stato inviato a revisori umani per contribuire all'addestramento dei modelli AI. Tra i filmati descritti figurerebbero momenti intimi, persone intente a cambiarsi, documenti contenenti dati identificativi e scene che coinvolgevano bambini.
Il nodo della contestazione riguarda anche il modo in cui il prodotto è stato presentato agli acquirenti. I querelanti sostengono che le comunicazioni commerciali promettessero controllo sui contenuti e una progettazione attenta alla privacy by design, senza chiarire adeguatamente che alcune interazioni con l'assistente potessero essere esaminate da personale esterno e impiegate per migliorare i sistemi dell'azienda.
L'ampliamento della causa porta la discussione oltre il proprietario del dispositivo: chi viene inquadrato non dispone necessariamente di un'interfaccia, di un'informativa o di un comando per opporsi alla raccolta. Questioni analoghe emergono nelle controversie sul riconoscimento facciale nei parchi, dove tecnologie apparentemente passive possono coinvolgere persone estranee al rapporto commerciale. Con gli occhiali, questa forma di sorveglianza indossabile può inoltre spostarsi tra abitazioni, scuole e spazi pubblici.
Meta respinge le accuse e ha dichiarato che difenderà la propria posizione. L'azienda riconosce che alcuni dati generati attraverso Meta AI possono essere sottoposti a revisione per migliorare prodotti ed esperienza d'uso, ma sostiene di applicare filtri destinati a rimuovere le informazioni identificative. L'efficacia dell'anonimizzazione, insieme alla chiarezza delle informative rivolte agli utenti, sarà quindi uno degli aspetti centrali del contenzioso.
La dimensione potenziale del caso è significativa: Meta ha comunicato di aver venduto più di sette milioni di paia di occhiali intelligenti nel 2025, mentre la denuncia sostiene che milioni di persone potrebbero essere state coinvolte inconsapevolmente. L'esito della causa potrebbe incidere sulle regole applicate ai futuri dispositivi AI indossabili, soprattutto quando fotocamere e microfoni raccolgono informazioni non soltanto sul proprietario, ma sull'intero ambiente circostante.
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