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Paint.NET sbarca su Linux grazie a WINE
Paint.NET 5.2 Alpha build 9739, pubblicata il 1° settembre 2026, è la prima versione dell’editor capace di avviarsi tramite WINE su Linux. Non è un port nativo e non vuole ancora sembrarlo: il supporto viene definito «estremamente sperimentale», persino al di sotto del normale livello qualitativo atteso da una versione alpha. La notizia importante, però, è che il principale ostacolo tecnico è stato finalmente aggirato.
Quell’ostacolo era Direct2D, componente centrale di un’applicazione che negli anni ha trasferito sulla GPU quasi tutta l’elaborazione grafica. La build 9739 lo sostituisce, quando viene avviata con /wine, con una reimplementazione clean-room delle parti necessarie a Paint.NET. Il nuovo codice è raccolto in PaintDotNet.Windows.Direct2D1.Managed.dll; nella stessa modalità vengono disattivate UIAnimation, Composition e l’API DisplayInformation di Windows 11.
Per effettuare la prova servono la versione portable, WINE 11.14 o successivo, DXVK e l’override nativo di d3dcompiler_47. L’installer non funziona e il programma, nella configurazione attuale, rimane lento, instabile e privo di supporto. È dunque un accesso riservato a chi accetta configurazione manuale, malfunzionamenti e prestazioni ancora distanti dall’esperienza ordinaria su Windows.
Il supporto a WINE è soltanto la novità più sorprendente di un aggiornamento strutturale. Paint.NET 5.2 introduce un nuovo sistema di plugin FileType e sostituisce il vecchio motore di composizione dei livelli con una pipeline a 32 bit floating point per canale. L’implementazione è ottimizzata per AVX2, AVX-512 e ARM64 NEON, segno di un lavoro rivolto tanto alla precisione quanto all’efficienza sulle diverse architetture.
Il nuovo sistema FileType manda in pensione un’architettura risalente alla versione 2.5 del 2005. I plugin per i formati diventano tipizzati, versionabili e indipendenti dalle classi interne usate per documenti e livelli. È una trasformazione meno appariscente del debutto su WINE, ma più importante per la manutenzione futura di un programma che ha costruito parte della propria longevità proprio sull’estensibilità.
Le ottimizzazioni sono concrete: Copy può migliorare fino al 95%, mentre Paste into New Image dimezza la memoria temporanea richiesta. Median Blur guadagna dal 10% al 50% in base alla qualità selezionata e gli istogrammi di Levels e Auto-Levels migliorano di circa il 20%. Si aggiungono le modalità di tassellazione per Mosaic, il runtime .NET 11 Preview, crossgen in modalità composite e una gestione di installazione e aggiornamento che richiede privilegi UAC soltanto quando servono.
Per capire il peso di questa svolta bisogna tornare al 6 maggio 2004, quando Paint.NET 1.0 venne pubblicato dopo 15 settimane di sviluppo. Era un progetto universitario di senior design della Washington State University, seguito con il mentoring di Microsoft: appena 36.000 righe di codice per una possibile alternativa gratuita a Microsoft Paint.
L’evoluzione cominciò quasi immediatamente. Il 1° ottobre 2004, Paint.NET 1.1 introdusse il formato nativo .PDN, capace di conservare i livelli senza perdita di dati, insieme all’estensibilità tramite plugin per effetti. Paint.NET 2.0 arrivò il 17 dicembre dello stesso anno con più funzioni e maggiore stabilità; la successiva esposizione su Slashdot portò il progetto a un pubblico molto più vasto.
Con Paint.NET 3.0, pubblicato il 26 gennaio 2007, arrivarono l’interfaccia multidocumento, otto lingue, il gradiente interattivo e quattro nuovi effetti. Il salto tecnico successivo fu Paint.NET 4.0, datato 24 giugno 2014, con un nuovo motore di rendering ottimizzato per CPU multicore e accelerazione hardware.
Nel frattempo il progetto aveva assunto una forma particolare. Dal 2009 Paint.NET 3.5 adottò una licenza che vietava modifica, vendita e creazione di opere derivate, pur mantenendo l’applicazione freeware. Oggi la versione Classic è gratuita anche per usi personali, accademici, commerciali e governativi; quella del Microso