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Il segreto del suono di avvio PS1: un mix perfetto di emozione, hardware e pura innovazione
La prima cosa da sapere è che il suono non serviva soltanto per accogliere il giocatore e dare personalità alla PlayStation 1. Fu Takafumi Fujisawa a crearlo mentre Sony stava ancora lavorando al prototipo della console, nella primavera del 1994, partendo dall'animazione del logo e inseguendo un obiettivo chiaro.
Quello che voleva fare era creare qualcosa che funzionasse bene su televisori diversi, con altoparlanti spesso tutt'altro che raffinati, e senza occupare troppo spazio nella ROM. Cosa fattibile per lui, visto che conosceva bene l'hardware perché lavorava anche sul chip audio, sul firmware e sugli strumenti di sviluppo.
Partì da una sonorità orchestrale alla quale aggiunse timbri più particolari, spostandosi gradualmente da un'impostazione stabile verso un'armonia più acuta, quasi sospesa. L'effetto è quello che ricordiamo ancora oggi: il suono comincia basso e controllato, poi si apre insieme al logo in una specie di scintillio che si prolunga più di quanto ci si aspetterebbe da un suono di accensione.
L'idea di Fujisawa, in realtà, era quella di ricreare la sensazione che si prova quando nel cinema le luci si abbassano e si capisce che sta finalmente per iniziare qualcosa di speciale, senza però travolgere l'utente appena premuto il tasto di accensione. Per questo l'attacco è basso e profondo per poi crescere e "brillare" nella parte finale. Durante le prove venne realizzata persino una variante con una voce, registrata dallo stesso Fujisawa, che sussurrava "PlayStation", ma fu scartata perché faceva sembrare che fosse la console a rivolgersi direttamente al giocatore.
All'inizio abbiamo detto che la funzione del suono non era soltanto quella di accogliere il giocatore, infatti serviva anche come feedback: attraverso la sequenza sonora, l'utente poteva capire che l'hardware stava funzionando correttamente e che il disco era stato letto. Il caratteristico fruscio rovesciato della sequenza, inoltre, era stato progettato in modo da poter entrare in loop se la lettura del disco non fosse andata a buon fine.
Fujisawa impiegò circa due settimane per mettere a punto struttura, timbri e strumenti, mentre il lavoro vero e proprio in studio richiese appena due giorni, con la prima demo che venne approvata quasi immediatamente.
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