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L'Italia senza euro come sarebbe andata?
Di quanto ci è costato l'euro si discute da vent'anni e la discussione non va da nessuna parte, sempre per lo stesso motivo. Chi dice che ci ha rovinato mostra la crescita italiana piatta. Chi dice di no risponde che saremmo cresciuti poco lo stesso, perché abbiamo poca demografia, imprese piccole e una pubblica amministrazione che sappiamo tutti. Nessuno dei due può vincere, perché per vincere servirebbe una cosa che non esiste: l'Italia che l'euro non l'ha preso.
Quella Italia lì però si può costruire. Non a chiacchiere: c'è un metodo, si chiama controllo sintetico, ed è quello che si usa per misurare gli effetti dei trattati e delle riforme quando hai un paese solo trattato e non puoi fare un esperimento. L'hanno inventato per misurare cosa era costato il terrorismo ai Paesi Baschi.
L'ho applicato all'Italia. Tra il 1999 e il 2019 la nostra traiettoria si stacca da quella costruita di trentasei punti di Pil pro capite. Quel numero non dice "l'euro ci è costato trentasei punti", perché nel 1999 non comincia solo l'euro: dice di quanto ci siamo allontanati da un gruppo di paesi avanzati che fino a quel momento andavano come noi. Poi ho passato il resto del tempo a cercare di dimostrare che era un artefatto, e non ci sono riuscito.
Una premessa, perché l'argomento si presta a letture di parte: questo non è un articolo contro l'euro. Il controllo sintetico è uno strumento statistico che misura un divario rispetto a un controfattuale, non un tribunale che assegna colpe. Come vedrai più avanti, i dati non permettono di isolare l'ingresso nell'euro come causa unica di quei trentasei punti, e buona parte del contesto che ha reso possibile quel divario si è formato prima del 1999.
L'idea è furba nella sua semplicità. Non esiste un paese identico all'Italia da usare come confronto. Ma se prendi tanti paesi diversi e li mescoli nelle proporzioni giuste, il miscuglio può assomigliare all'Italia molto più di qualunque singolo paese.
Quindi: prendo dodici paesi avanzati rimasti fuori dall'euro, cioè Regno Unito, Svezia, Danimarca, Norvegia, Svizzera, Stati Uniti, Giappone, Canada, Australia, Islanda, Nuova Zelanda e Corea. Poi cerco i pesi da dare a ciascuno in modo che il miscuglio segua l'Italia il più fedelmente possibile prima del 1999. Solo prima. Il dopo l'algoritmo non lo vede nemmeno.
w = argmin ‖XItalia − Xaltri · w‖², con wj ≥ 0 e Σwj = 1.
X sono i dati del periodo prima dell'euro. I pesi devono essere positivi e sommare a uno, cioè il paese finto deve essere una vera media di paesi veri: niente pesi negativi, niente scommesse al ribasso su un paese per far tornare i conti. È il vincolo che rende il metodo onesto.
Con i dati dal 1980 al 1998 vengono fuori questi pesi: Svizzera 0,54, Australia 0,17, Corea 0,14, Giappone 0,10, Svezia e Islanda le briciole. E l'aggancio è quasi perfetto: nei diciannove anni prima dell'euro l'Italia finta sbaglia in media 0,43 punti. Sono due linee che si sovrappongono.
Le due linee stanno appiccicate per vent'anni e poi si aprono come una forbice. Nel 2008 il divario è di sedici punti, nel 2013 di trentadue, nel 2019 di trentasei. In vent'anni l'Italia vera cresce del 4 per cento, quella costruita del 40.