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Le GPU NVIDIA valgono davvero tutti quei soldi? Scoppia il caso
Una battaglia a colpi di tweet tra i giganti della finanza e della tecnologia sta scuotendo il dibattito su uno dei temi più caldi di Wall Street: la solidità finanziaria del boom dell'intelligenza artificiale. Protagonisti di questo scontro sono Jensen Huang, amministratore delegato di NVIDIA, e alcuni tra i più noti investitori ribassisti del mercato americano, tra cui Michael Burry, l'uomo che nel 2008 previde il crollo del mercato immobiliare statunitense. Al centro della disputa c'è una domanda tutt'altro che tecnica: le aziende che acquistano i chip NVIDIA stanno davvero registrando i profitti che dichiarano, o si tratta di numeri gonfiati da una contabilità troppo generosa?
L'8 settembre Huang ha pubblicato su X alcuni dati sui prezzi di noleggio delle GPU NVIDIA, indirizzando il messaggio in modo esplicito a chi sospetta che l'intero settore dei chip per l'intelligenza artificiale poggi su basi contabili poco solide. La risposta non si è fatta attendere: nel giro di poche ore Jim Chanos, storico short seller noto per aver smascherato lo scandalo Enron, ha replicato pubblicamente.
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Dietro questo botta e risposta c'è la tesi sostenuta da Burry, che attraverso il suo fondo Scion Asset Management ha reso nota quest'anno una posizione ribassista su NVIDIA. Secondo l'investitore, i colossi del cloud computing che acquistano le GPU dell'azienda starebbero ammortizzando questi beni troppo lentamente nei bilanci, gonfiando artificialmente gli utili annuali.
Google, Microsoft e Oracle stimano infatti che i loro chip destinati all'intelligenza artificiale abbiano una vita utile di circa sei anni. Burry ritiene che la cifra reale si avvicini piuttosto a due o tre anni, considerando la rapidità con cui NVIDIA lancia nuove architetture sul mercato. Sulla base di questo calcolo, l'investitore stima che i fornitori cloud stiano sottostimando i costi di ammortamento per circa 176 miliardi di dollari complessivi tra il 2026 e il 2028.
Non si tratta di un'ipotesi puramente teorica: Meta ha già fornito un esempio concreto di come funzioni questo meccanismo contabile. All'inizio del 2025 l'azienda ha comunicato che estendere la vita utile stimata di alcuni server a 5,5 anni le ha permesso di ridurre le spese di ammortamento di circa 2,9 miliardi di dollari in un solo anno. Burry sostiene che Google, Microsoft e Oracle stiano applicando la stessa logica contabile su flotte di GPU molto più estese, portando avanti questa tesi pubblicamente fin dalla fine del 2025, pur senza aver mai rilasciato un'intervista che spieghi nel dettaglio la sua strategia di investimento.
Sul fronte opposto, Huang ha scelto di rispondere con dati concreti sul mercato del noleggio. Il CEO di NVIDIA ha condiviso un'analisi della piattaforma finanziaria Ornn Exchange, secondo cui i prezzi di noleggio dei chip H100 sarebbero saliti del 22% in un solo mese, raggiungendo i 3,28 dollari l'ora. Un dato significativo, considerando che l'H100 è stato lanciato nel 2022: un componente di tre anni che oggi costa di più affittare rispetto al mese precedente, in netta controtendenza rispetto all'idea di un rapido deprezzamento tecnologico.
Non è la prima volta che Huang usa questo tipo di argomentazione. Circa un mese fa aveva sottolineato come CoreWeave avesse firmato un contratto per noleggiare GPU Nvidia A100 fino al 2029. Il modello A100 è stato lanciato nel maggio 2020: significherebbe quindi nove anni di vita utile per un chip che, secondo i calcoli di Burry, dovrebbe essere già economicamente superato.
Per Huang, la firma di un accordo di nove anni su hardware che ha già sei anni rappresenta esattamente il tipo di prova concreta che vuole mettere davanti agli occhi degli investitori scettici, a dimostrazione che la domanda per questi chip resta solida ben oltre le previsioni più caute sul loro deperimento economico.
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