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CPU costosa VS CPU economica: cosa cambia nei videogiochi?
Nel panorama moderno del PC gaming, la scelta della CPU è spesso oggetto di accesi dibattiti tra appassionati.
Molti videogiocatori tendono a destinare una quota consistente del proprio budget a processori top di gamma dotati delle ultime tecnologie, convinti che un chip ad alte prestazioni sia indispensabile per evitare colli di bottiglia e garantire il massimo del frame rate. Ma è davvero sempre così?
In un precedente test svolto con una scheda grafica di fascia alta, i dati avevano espresso un verdetto chiaro: per chi non partecipa a tornei eSports professionistici, le differenze reali tra una CPU top e un modello decisamente più economico sono spesso impercettibili all'atto pratico. Tuttavia, resta aperta una domanda fondamentale: cosa succede quando la scheda grafica non è un mostro di potenza, bensì un modello entry-level pensata per la grande massa dei giocatori?
Ho quindi rifatto i test usando una RTX 5060, una scheda grafica da circa 300 euro (oggi più vicina ai 400 euro, a causa dell'aumento dei prezzi) che offre un ottimo valore per mettere in piedi un PC da gaming, e l’ho abbinata a due CPU ben distinte: un Ryzen 9 9900X3D, quindi una CPU di fascia alta da circa 500 euro, dotata di 12 core e della celebre 3D V-Cache che tanto fa bene ai videogiochi; contro un Ryzen 5 9600X, dotato della metà dei core, senza 3D V-Cache, con un TDP più contenuto e soprattutto con un prezzo inferiore di circa due volte e mezza, il che si traduce in oltre 300 euro di risparmio netto.
Iniziamo con i test in rasterizzazione pura, quindi senza l’ausilio delle tecnologie di upscaling e generazione frame come il DLSS. Io dico sempre di prendere con le pinze questi risultati, perché poi, nella realtà, le tecnologie moderne si usano quasi sempre (e se non le usate, beh, spiegatemi il perché!). In ogni caso, ecco i risultati emersi dalle nostre rilevazioni.
In 4K, con Cyberpunk 2077, il gioco non risulta giocabile poiché resta costantemente sotto la soglia dei 30 FPS, ma questo accade identicamente con entrambe le CPU. Se abbassiamo la risoluzione al QHD, il titolo diventa finalmente giocabile: si attesta mediamente poco sopra i 60 FPS, con una differenza trascurabile di appena 2 FPS tra i due chip e qualcosa in più nel 99esimo percentile.
In altre parole, la differenza c’è a livello numerico, ma nella vita reale e durante l'azione di gioco non ve ne accorgerete minimamente.
In Full HD il titolo si può giocare bene, registrando valori medi identici e un 99esimo percentile che rimane ben sopra i 60 FPS, con uno scarto minimo di soli 4 frame. Il Full HD è la risoluzione dove teoricamente ci si aspetterebbe la maggior differenza a favore della CPU più potente, ma in realtà, anche qui, lo stacco è praticamente inesistente.
Passiamo a F1, un titolo storicamente più sensibile alle prestazioni della CPU. In 4K i risultati sono perfino identici per entrambe le CPU, e in questo contesto non mi aspettavo nulla di differente. In QHD la differenza si attesta sui 2-3 FPS a favore del processore più veloce; tuttavia, questo significa passare da 89 a 92 FPS, motivo per cui, all'atto pratico, non cambia assolutamente nulla nell'esperienza visiva. In Full HD, dove ancora una volta ci si potrebbe attendere il solco maggiore, in realtà la variazione rimane nell'ordine di appena 2-3 FPS.
Passiamo a Dragon Age, un gioco che è un vero e proprio "chiodo" di suo in termini di ottimizzazione. La differenza in 4K è di 4 FPS che, considerando che si passa da 25 a 21 FPS, in termini percentuali rappresenta un numero molto alto; tuttavia, all'atto pratico il gioco si presenta male e risulta poco fruibile con entrambe le CPU.