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Come Hisense sta cambiando il modo di riprodurre il colore con la serie RGB MiniLED
Il mercato dei televisori sta attraversando una delle fasi di transizione tecnologica più affascinanti dell'ultimo decennio: se per anni la battaglia tra i principali produttori si è combattuta quasi esclusivamente a colpi di risoluzione, spingendo il mercato dai pannelli Full HD al 4K, e successivamente tentando la timida (e per ora elitaria) scalata verso l'8K, nel 2026 il vero terreno di scontro si è spostato su un altro fronte. La risoluzione non è più, infatti, il parametro fondamentale per definire la qualità di un pannello; oggi, la vera discriminante per l'utenza enthusiast e per i puristi dell'immagine è la gestione della retroilluminazione, il contrasto assoluto e, soprattutto, la fedeltà cromatica.
In questo panorama in fortissima evoluzione, Hisense ha dimostrato di non volersi limitare al ruolo di inseguitore. Al contrario, l'azienda asiatica, ormai consolidata come leader globale nell’innovazione dei display, ha deciso di dettare i tempi del mercato. Dopo aver scosso il settore nel 2025 introducendo per la prima volta la tecnologia RGB Local Dimming su dispositivi di fascia consumer, Hisense torna oggi alla carica con un'architettura completamente rinnovata ed evoluta.
Il focus di questa nuova generazione non è soltanto l'innalzamento del limite tecnico (operazione affidata all'incredibile ammiraglia 116UXS, destinata al solo mercato cinese, ma più avanti spiegheremo la sua importanza in questa generazione) ma, soprattutto, la democratizzazione e la scalabilità dell'alta fedeltà visiva. È qui che entra in gioco la nuova Serie R8, declinata in modelli come UR8S e ER8S, una gamma di televisori progettata per portare i vantaggi dell'RGB MiniLED a un pubblico vasto, su dimensioni che spaziano dai 55 fino ai colossali 100 pollici, senza scendere a compromessi sulle prestazioni. Ma per capire davvero la portata di questa evoluzione, dobbiamo analizzare l'hardware sotto la scocca.
Spesso si danno per scontate certe diciture di marketing, ma a noi piace "smontare" i pannelli per capire cosa succede realmente dietro lo schermo. Per comprendere il salto generazionale della serie R8 di Hisense, quindi, dobbiamo fare un passo indietro e guardare come funziona un MiniLED standard.
Fino a poco tempo fa, la maggior parte dei TV MiniLED in commercio utilizzava una retroilluminazione basata su diodi LED che emettevano luce blu. Questa luce veniva poi filtrata attraverso uno strato di Quantum Dot (fosfori) per generare il rosso e il verde, ricavando infine la luce bianca necessaria per illuminare il pannello LCD sovrastante. Pur essendo un'ottima tecnologia, capace di garantire picchi di luminanza eccezionali e un ottimo controllo del blooming (l'alone luminoso attorno agli oggetti chiari su sfondo scuro), presentava dei limiti intrinseci nella purezza e nella saturazione estrema dei colori primari, specialmente ad altissimi livelli di luminosità, dove il colore tendeva inevitabilmente a "slavarsi".
Hisense ha letteralmente aggirato il problema alla radice con la sua architettura RGB MiniLED. In questi nuovi pannelli, ogni singolo LED che compone la matrice di retroilluminazione non è più un semplice emettitore di luce blu/bianca. Al contrario, ogni modulo utilizza tre diodi individuali e indipendenti: uno rosso, uno verde e uno blu.
Questa differenza strutturale è mastodontica. I tre diodi operano in modo totalmente autonomo, generando il colore direttamente dalla sorgente luminosa, prima ancora che questo debba attraversare i filtri del pannello frontale. Il risultato? Una prestazione cromatica nettamente superiore. Generando la luce RGB alla base, il pannello riesce a mantenere una separazione tonale nettamente più nitida, una saturazione intensa anche ai massimi livelli di picco HDR e una precisione delle tonalità che fino a ieri era appannaggio esclusivo dei monitor reference da studio di color correction.
Avere un hardware eccezionale serve a poco se non c'è un software altrettanto sofisticato a gestirlo, dato che pil