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Il mercato è pieno di Hard Disk falsi, ecco come riconoscerli
Comprare un hard disk nuovo dovrebbe essere un'operazione semplice: si scelge il modello, si confronta il prezzo tra qualche negozio online e si procede all'acquisto. Purtroppo negli ultimi tempi questa semplicità si è trasformata in un percorso a ostacoli, popolato da falsari sempre più abili nel camuffare dischi usati come prodotti nuovi di fabbrica. L'ultimo episodio in ordine di tempo riguarda un sequestro di circa 700 unità contraffatte in Malesia da parte di Seagate, che segue a ruota le segnalazioni relative a dischi impiegati nel mining della criptovaluta Chia e poi rivenduti come se non fossero mai stati utilizzati.
Il fenomeno non riguarda un singolo produttore: dischi desktop di Seagate, WD e Toshiba vengono sistematicamente riadattati e spacciati per unità di sorveglianza ad alta capacità, sfruttando tecniche di manipolazione sempre più sofisticate. Ma come capire se ci troviamo davanti a un Hard Disk contraffatto?
Il primo campanello d'allarme, banale quanto efficace, è il prezzo. Se un disco Seagate IronWolf Pro da 20TB costa circa 900 euro su Amazon, un annuncio che propone lo stesso prodotto a centinaia di euro in meno su un marketplace poco conosciuto dovrebbe insospettire chiunque. Le offerte troppo generose, in questo settore, quasi sempre nascondono un imbroglio.
Affidarsi a rivenditori autorizzati e a piattaforme affidabili resta la strategia più sensata, anche se non costituisce una garanzia assoluta. Il problema è che la catena di distribuzione stessa risulta compromessa in più punti: sono stati registrati casi in cui persino partner ufficiali hanno rivenduto, senza saperlo, dischi contraffatti finiti nel circuito legittimo. Scegliere venditori affidabili riduce comunque sensibilmente il rischio rispetto all'acquisto su piattaforme oscure o poco tracciabili.
Una volta che il disco arriva a casa, conviene fare un controllo visivo approfondito prima ancora di collegarlo al computer. Un adesivo del produttore mancante sulla confezione, oppure un numero di serie che non passa la verifica sul sito ufficiale dell'azienda, sono segnali che non vanno ignorati. Anche la data di produzione stampata sulla scatola merita la giusta attenzione: se risulta più vecchia di sei mesi rispetto al momento dell'acquisto, qualcosa probabilmente non torna, dato che normalmente un disco nuovo raggiunge lo scaffale (fisico o virtuale) pochi mesi dopo essere stato fabbricato.
Fino a poco tempo fa, chi voleva verificare l'autenticità di un disco poteva controllare i dati S.M.A.R.T., il sistema che registra parametri come le ore di accensione. Peccato che i falsari abbiano imparato da tempo a manipolare anche questi valori. Una via alternativa, almeno per i prodotti Seagate, consiste nel confrontare i log proprietari FARM (accessibili tramite il software SeaTools) con i dati S.M.A.R.T.: una discrepanza significativa tra i due set di informazioni è un indizio piuttosto affidabile di contraffazione.
Questo metodo, però, presenta due limiti evidenti. Funziona solo sui dischi Seagate, e i falsari hanno già iniziato ad alterare anche i log FARM, rendendo il confronto sempre meno utile. Seagate e altri produttori stanno lavorando per fornire ai consumatori strumenti di verifica più efficaci, ma nell'attesa la responsabilità resta in larga parte sulle spalle di chi acquista.
C'è poi un secondo tipo di inganno, forse ancora più insidioso: far passare un disco di capacità inferiore per uno molto più grande. Programmi diffusi come CrystalDiskInfo possono essere ingannati facilmente, perché i truffatori modificano il firmware in modo che riporti la capacità dichiarata anche se falsa. Copiare qualche gigabyte di dati e vederli comparire in Esplora File non basta a smascherare il trucco, perché il sistema può comunque "credere" di avere spazio disponibile che in realtà non esiste.
Per questo tipo di verifica serve uno strumento specifico come ValiDrive, che esegue controlli a campione scrivendo e leggendo dati su settori scelti in modo c