// IGN ITALIA — GAMING
Warlock: Dungeons & Dragons sembra promettere moltissima libertà: prime impressioni e intervista a Invoke Studios
Pronunciare il nome di Wizards of the Coast equivale a evocare il demiurgo del gioco di ruolo cartaceo, l'entità che da decenni plasma e direziona l'immaginario fantasy collettivo. Sebbene il loro universo sia stato spesso concesso in licenza a studi di terze parti - con risultati che, nella storia del medium, hanno oscillato tra l'acclamato capolavoro e il disastro da dimenticare in fretta - questa volta l'azienda di Renton scende in campo con un progetto dal respiro decisamente peculiare affidandosi ancora una volta a Invoke Studios, già autore nel 2021 del discreto Dungeons & Dragons: Dark Alliance. Warlock: Dungeons & Dragons decide di accantonare l'approccio corale del party eterogeneo per focalizzare l'intera impalcatura ludica e narrativa su una delle singole classi più affascinanti, controverse e indubbiamente letali del pantheon di riferimento.
Non stiamo parlando del paladino immacolato o del mago rinchiuso nella sua torre d'avorio a studiare polverosi tomi, bensì dell'arcanista reietto, colui che ha deciso di vendere la propria anima a entità insondabili pur di ottenere una brutale scorciatoia verso il potere. Una premessa che, da sola, trasuda potenziale narrativo e promette un gradito distacco dai cliché più stantii dell'high fantasy.
Ammetto che, durante i primi minuti del filmato di presentazione mostrato durante la Opening Night Live ed esteso poi durante il mio appuntamento alla Gamescom, ho sorriso nel vedere a schermo l'incarnazione videoludica di questo patto faustiano, perché sono stata immediatamente catapultata indietro nel tempo tra le foschie opprimenti di Barovia in una famigerata campagna di Curse of Strahd a cui ho preso parte. Ricordo ancora il warlock del nostro party - legato a doppio filo a un'enigmatica patrona femminile che non aveva nulla a che spartire con Tasha - il quale, in un momento di puro e poco lungimirante approccio tattico dettato dall'esasperazione, decise di incanalare il suo immancabile Eldritch Blast dritto in faccia alla nostra chierica nana. Da distanza ravvicinata. Prendendola in pieno.
È proprio questa l'essenza della classe: un cocktail caotico di carisma, potere grezzo e un'inclinazione naturale al disastro colposo; e, a giudicare da quanto mostrato a schermo in questo adattamento, l'opera sembra voler catturare al massimo quella scintilla di distruttiva imprevedibilità. Tuttavia, per quanto il ricordo possa avermi divertito, debbo raffreddare temporaneamente gli entusiasmi: quella a cui ho preso parte non è stata una prova diretta, bensì una presentazione rigorosamente hands-off. Niente controller tra le mani, nessuna possibilità di saggiare in prima persona il gioco, di testare la reattività del suo sistema di combattimento o il reale peso specifico degli incantesimi: ci è stato concesso unicamente il ruolo di spettatori privilegiati di una sessione di gameplay che ha ripreso nella quasi totalità quanto visto durante la ONL ma con alcuni aspetti e momenti inediti.
Una distanza di sicurezza che, se da un lato impedisce di esprimersi nell'effettivo merito del gameplay (comunque, non nella sua forma definitiva), dall'altro mi ha permesso di sezionare con occhio clinico l'infrastruttura estetica, le scelte di level design e il ritmo che scandisce l'azione. Preparate dunque i vostri grimori e assicuratevi di aver letto molto bene le clausole in piccolo del patto ultraterreno: ecco cosa bolle nel calderone di questo oscuro progetto, percettibile anche da una lunga intervista con gli sviluppatori.
Sul versante narrativo e dell'ambientazione, Warlock promette di calare il suo asso più pesante. L'intreccio ci porta a esplorare l'inquietante e opprimente mondo aperto di Darkon, un'ambientazione marcatamente dark fantasy che farà da sfondo al brutale viaggio di Kaatri. Parliamo di una veterana, una maestra d'armi (interpretata nientemeno che da Tricia Helfer, indimenticabile in Battlestar Galactica) che, per disperata necessità, decide di stringere il proverbiale patto ultrat