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Memory Integrity di Windows 11 rallenterà davvero i giochi? Ecco quanto, dati alla mano
Da ottobre 2026, Windows 11 attiverà automaticamente Memory Integrity sui dispositivi compatibili. La notizia ha scatenato il panico tra i gamer, convinti che questa funzione di sicurezza nascosta stia per sabotare le loro prestazioni. Abbiamo già parlato di cosa sia Memory Integrity e perché Microsoft la stia abilitando in automatico, ma la domanda che tutti si fanno è: quanto rallenta davvero i giochi? La risposta, dati alla mano, è molto meno drammatica di quanto i video di YouTube vogliano farvi credere.
Prima di tutto, una precisazione importante: Microsoft ha confermato che chi ha già disabilitato la funzione non la vedrà riattivare dopo un aggiornamento. Il cambiamento riguarda solo chi non ha mai toccato questa impostazione. Se siete tra questi, ecco cosa rischiate davvero di perdere in termini di frame rate.
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Memory Integrity è una funzione di sicurezza di Windows che protegge il kernel del sistema operativo dagli attacchi, cioè il nucleo centrale di Windows. Per farlo, usa la virtualizzazione, una tecnologia che isola i processi critici dal resto del sistema.
Il problema è che questa virtualizzazione ha un costo in termini di prestazioni, almeno in teoria. La narrativa che circola online parla di perdite tra il 5 e il 15% sulle macchine da gaming. I test condotti da XDA Developers su un sistema con Ryzen 5 7600X e RTX 4070 Ti Super raccontano però una storia diversa.
Il benchmark sintetico 3DMark CPU Profile, che isola il processore eliminando ogni variabile, ha mostrato differenze praticamente nulle tra Memory Integrity attiva e disattiva: su cinque delle sei configurazioni di thread testate, il divario era inferiore allo 0,5%, ampiamente nei margini di errore normali di qualsiasi test. L'unica eccezione, il test a 4 thread, ha mostrato addirittura prestazioni leggermente migliori con Memory Integrity attiva, il che suggerisce che si trattasse di variazione casuale.
I test su giochi reali hanno confermato lo stesso quadro. Su Counter-Strike 2 a 1080p con impostazioni basse, la media FPS è passata da 404,8 a 398,2 con Memory Integrity attiva: una differenza dell'1,7%, praticamente impercettibile.
Su Cyberpunk 2077, con il benchmark integrato che elimina la variabilità tra le sessioni, la media FPS è scesa da 186,5 a 183,1: l'1,9% in meno. L'impatto più visibile riguarda gli 1% low, cioè i picchi di rallentamento: su Cyberpunk si è registrato un calo del 6,6%, il che significa che i momenti di stuttering potrebbero essere leggermente più frequenti o intensi.
Questo effetto sui frame time piuttosto che sulla media è coerente con come funziona la virtualizzazione: non toglie potenza grezza, ma introduce piccoli overhead nei momenti di picco. È significativo? Dipende. Se giocate a titoli competitivi dove ogni millisecondo conta, potreste notarlo. Se giocate a giochi narrativi o open world, quasi certamente no. In ogni caso, siamo lontanissimi dal catastrofico 5-15% che circola online.
La domanda finale è se valga la pena disabilitarla. Memory Integrity protegge da una categoria di attacchi particolarmente insidiosa: quelli che prendono di mira il kernel di Windows, spesso usati da malware avanzati e rootkit.