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Primo contatto con Dragon's Dogma 2: Dark Arisen
Uscito il 22 marzo del 2024, a dodici anni di distanza dal primo capitolo, Dragon's Dogma 2 ne ha rappresentato la degna evoluzione sia per quanto riguarda gli aspetti più felici, sistema di combattimento su tutti, sia per gli spigoli legati principalmente alla volontà, da parte del game director Hideaki Itsuno, di offrire un'esperienza con pochi compromessi soprattutto dal punto di vista dell'esplorazione. Intendiamoci, il livello di difficoltà del titolo in questione non mi è mai parso punitivo e persino gli scontri più complessi potevano essere addomesticati attraverso la pratica, la prontezza dei nostri alleati e alcune build particolarmente efficienti (o"rotte", per certi versi).
Ciononostante, spostarsi tra le aree di gioco per assecondare l'avventura o andare alla ricerca di potenziamenti, missioni collaterali e dei vari tasselli che componevano la trama richiedeva un certo sforzo rispetto a buona parte delle produzioni simili in circolazione. In primo luogo toccava muoversi a piedi, con le limitate possibilità di teletrasporto da conservare per i casi eccezionali. Inoltre, all'Arisen - il protagonista della faccenda, destinato a farsi carico del regno per volontà di un drago - non venivano concessi eccessivi aiuti o suggerimenti, costringendo il giocatore ad abbandonarsi all'avventura senza cinture di sicurezza.
Si tratta, lo ribadisco, di una precisa scelta di design per garantire la massima libertà d'azione e il senso della meraviglia. Tuttavia se, come il sottoscritto, condividete il senso dell'orientamento di Ryoga e una certa tendenza alla distrazione, beh, diciamo che la frustrazione potrebbe avere la meglio sui tantissimi vantaggi del caso. Con un pizzico di vergogna, mi tocca ammettere che durante la mia prima e a oggi unica run, lasciata incompiuta, il disagio ha spesso avuto il sopravvento sul coinvolgimento, complice anche un'ottimizzazione inizialmente non eccezionale della versione PlayStation 5 e i limiti del RE Engine rispetto a un'esperienza open world. Ciononostante, sono rimasto in ballo più del previsto grazie al ritmo, alla densità della mappa e, soprattutto, all'eccezionale sistema di combattimento elaborato da Itsuno, un veterano che nel corso della sua carriera ha lavorato a una caterva di picchiaduro e stylish action compresa la serie Devil May Cry.
Lo stesso combat system si è caricato sulle spalle diversi rischi, a cominciare dall'assenza del lock-on, uscendo dalla sfida a testa alta e dimostrandosi profondo, appagante e perfettamente coerente col taglio generale dell'esperienza. Detto ciò, ribadisco di non avere ancora chiuso i conti con Dragon's Dogma 2, perfettamente conscio che si tratta di una di quelle circostanze relazionali in stile "sono io, no sei tu". Tuttavia, alla recente Gamescom ho avuto la possibilità di mettere le mani per un'oretta sull'attesa espansione Dark Arisen che arriverà il prossimo 9 ottobre nelle versioni PlayStation 5, Xbox Series X/S, PC e persino Switch 2, battezzando di fatto l'uscita del titolo sulla console Nintendo.
Parliamo di un contenuto che, da una parte, andrà ad arricchire, bilanciare e migliorare l'esperienza offerta del gioco base, integrando tra le altre cose un livello di difficoltà più elevato (che, tuttavia, nel corso della mia prova non ho sperimentato). Dall'altra, inietterà nel titolo dodici dungeon inediti dalla lunghezza variabile tra la trentina di minuti e l'ora ciascuno e, soprattutto, "Il Dominio Desolato". Parliamo di una nuova tappa del cammino dell'Arisen ambientata nella regione di Norgan, posta all'estremo nord del mondo di gioco; un bioma invernale anticamente sede del regno di Vermund che saremo chiamati ad esplorare scontrandoci con le creature che lo popolano.
Questa volta nel ruolo di game director troviamo Kento Kinoshita, già coinvolto nello sviluppo dell'espansione del primo capitolo intitolata Dragon's Dogma: Dark Arisen e uscita nel 2013 (da quelle parti non hanno troppa fantasia con i nomi… ). Hideaki Itsuno, infatti,