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iPhone 18 Pro, una funzione speciale per le foto contraffatte
Apple ha spiegato nel dettaglio come funziona Reference Image, la nuova modalità opzionale della fotocamera su iPhone 18 Pro e iPhone 18 Pro Max pensata per dimostrare che una foto è stata scattata davvero da un sensore Apple e non generata o alterata dall'intelligenza artificiale. Quando è attiva, il sensore si riavvia in una modalità dedicata e firma i dati dei pixel nell'istante stesso dello scatto, prima che l'immagine passi dall'elaborazione software standard: è la differenza, dice Apple, rispetto ad altri sistemi di autenticazione che aggiungono i dati di provenienza dopo che l'immagine ha già attraversato la catena di elaborazione software, lasciando spazio a manomissioni prima della firma. Un resoconto tecnico ricostruisce il funzionamento end-to-end del sistema, dalla firma del sensore fino alla verifica lato server.
Il file risultante, che Apple chiama "negativa digitale sicura", resta sul telefono con i dati dei pixel, i metadati del sensore e marche temporali crittografiche, e non è pensato per essere modificato come una foto normale. Per diventare un'immagine utilizzabile, il negativo viene inviato al sistema Private Cloud Compute di Apple, che verifica le firme del sensore e del Secure Enclave, controlla che i componenti appartengano allo stesso iPhone e produce infine un JPEG con una firma composita che combina RSA-3072 e ML-DSA-87, un algoritmo pensato per restare sicuro anche di fronte ai futuri computer quantistici.
Apple parla di Reference Image in termini generali di fiducia nei contenuti, ma il campo dove una firma crittografica del genere vale già qualcosa in euro è quello delle assicurazioni. Una foto di un danno all'auto o alla casa, generata o alterata con l'AI per gonfiare o inventare un sinistro, è già un problema diffuso per il settore: aziende come identifAI vendono da tempo strumenti che analizzano immagini e video per stabilire se sono stati creati o manipolati con l'AI, proprio per intercettare le foto di incidenti mai avvenuti prima che l'assicurazione paghi. Una foto scattata con Reference Image attiva, con la sua catena di firme verificabile dal sensore fino al file finale, sposta parte di quel lavoro di verifica dal software di analisi a valle a una garanzia tecnica costruita nell'hardware al momento dello scatto.
Il limite è nella parola "opzionale": la funzione protegge solo chi la accende, e nella pratica assicurativa questo significa che resta utile principalmente come standard che un assicuratore può richiedere per specifiche categorie di sinistro, non come garanzia automatica su ogni foto che arriva in una pratica. Apple lo sa, ed è per questo che ha reso pubblici i dettagli tecnici prima ancora che il settore assicurativo abbia costruito flussi di lavoro attorno alla funzione: senza uno standard riconosciuto e richiesto esplicitamente, Reference Image resta una possibilità tecnica invece che una prassi, mentre solo il 7% dei professionisti antifrode si dice pronto ad affrontare le frodi legate all'AI, secondo un sondaggio ACFE/SAS, e fra chi lavora in assicurazioni nessuno supera una preparazione appena sufficiente.
A guadagnarci per primi, se la funzione prende piede, sono le compagnie assicurative, che riducono il costo di verificare ogni foto sospetta caso per caso. A doverla attivare, e quindi a sostenerne il costo in praticità quotidiana, è chi scatta: nessuno tiene Reference Image accesa di default su ogni foto delle vacanze, e la funzione vale solo nel momento esatto in cui serve davvero, cioè quando qualcuno ha già deciso di documentare qualcosa che potrebbe finire in una pratica di rimborso.
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