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Il BAN alza i rifiuti dell'AI di 60 volte: chi li smaltisce?
La Basel Action Network (BAN) ha pubblicato un rapporto che amplia radicalmente il conto dei rifiuti elettronici prodotti dall'espansione dell'intelligenza artificiale: tra 395 e 617 milioni di tonnellate di apparecchiature dismesse complessivamente nel periodo 2025-2050. L'organizzazione include nel calcolo anche gli impianti che permettono ai server di funzionare, portando dentro la stima una parte dell'infrastruttura esclusa dalle analisi precedenti.
Il punto di partenza è il perimetro delle apparecchiature considerate. Oltre a server e acceleratori, BAN conta alimentazione e distribuzione elettrica, sistemi di raffreddamento, alimentazione di emergenza e apparati di rete. Secondo l'organizzazione, concentrarsi soltanto sulle macchine di calcolo lascia fuori circa l'87% dell'infrastruttura elettromeccanica di un data center. Il peso fisico dell'AI comprende quindi molto più dei chip che eseguono i modelli.
Il rapporto introduce inoltre la categoria AI Waste Contagion, che estende il conteggio alle infrastrutture di telecomunicazione e ai dispositivi personali che i progressi dell'AI potrebbero rendere obsoleti e far sostituire anticipatamente. Accanto ai problemi negli utilizzi dei modelli, come i prompt nascosti negli atti giudiziari per influenzare l'AI, emerge così la questione del ricambio delle apparecchiature, anche fuori dai centri di calcolo.
Complessivamente, BAN stima 70.000 tonnellate per gigawatt di capacità dei data center e richiama una proiezione di McKinsey secondo cui la capacità totale potrebbe raggiungere 219 GW entro il 2030. Sono due riferimenti utilizzati per descrivere la scala dell'espansione: alla crescita della potenza disponibile corrisponde un insieme di componenti elettrici ed elettronici destinati, nel tempo, alla dismissione.
Il divario rispetto agli studi precedenti è ampio. Una ricerca pubblicata nel 2024 prevedeva tra 1,2 e 5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici legati all'AI entro il 2030; un altro studio, pubblicato a febbraio, stimava invece tra 131.000 e 225.000 tonnellate annue dai server AI alla fine del decennio. Il confronto va però letto tenendo conto dei diversi intervalli temporali e delle diverse categorie di apparecchiature incluse.
Lo scenario delineato da BAN si inserisce in un problema già esteso: meno di un quarto dei 68,3 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici generati ogni anno nel mondo entra nei circuiti formali di raccolta e riciclo. L'organizzazione prevede che il totale mondiale possa arrivare a 211 milioni di tonnellate annue entro il 2050, attribuendone all'AI una quota compresa tra il 15% e il 20%.
Una parte dei materiali finisce nel riciclo informale, dove bruciare o interrare le apparecchiature può esporre lavoratori e ambiente a sostanze tossiche, tra cui piombo e cromo. L'Organizzazione mondiale della sanità segnala rischi sanitari per milioni di bambini che lavorano o vivono vicino a queste attività. Jim Puckett, fondatore di BAN, chiede a imprese e governi di pianificare la gestione delle apparecchiature che l'espansione dell'AI porterà a fine vita.
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