// ANSA ESTERI — MONDO
I russi in Italia al voto 'contro Putin: un segnale per la pace'
Ottimisti o scettici, pacifisti o 'patriottici', sospettosi o apertamente militanti, i russi d'Italia che entrano nell'ambasciata di Mosca a Roma a votare per il rinnovo della Duma almeno su una cosa concordano: per un verso o per l'altro, votare è importante. Anche se "questo voto non cambierà davvero le cose", ammette Darya, 41 anni, un lavoro nel settore informatico.
E allora perché essere qui? "Perché siamo ancora cittadini russi e non abbiamo tante possibilità legali per dire di fermare la guerra. Ma non mi fido dei risultati: potranno scrivere qualsiasi cosa". In ogni caso "qualunque voto che non sia per Russia Unita (il partito di Putin) darà l'idea che il movimento di protesta cresce". Secondo Anastasia, architetto di 30 anni, da 20 a Roma, chi protesta vota "i liberali, o i comunisti: Yabloko non c'è più". Il partito della 'Mela' (è la traduzione italiana del nome), sostanzialmente escluso dalla corsa elettorale dalla Corte Suprema qualche settimana fa, era l'unica formazione apertamente pacifista, e la sua assenza si fa notare. "Sulla scheda ci sono i simboli dei partiti coi numeri: 1, 3, 4, 5... Il 2 non c'è" racconta Lyuba, 48 anni, badante. Ha con sé un cartello dell'associazione 'Russian for Freedom and Democracy' che recita "Pace, una scelta che in Russia non vi sarà concessa". È insieme a un gruppo di attiviste, tra cui Anna Koshkina, 35 anni, cantante lirica e "orgogliosamente attivista LGBT+", che ha portato al seggio un cesto di mele verdi proprio per alludere al partito escluso. "Ci hanno fotocopiato i passaporti, lo hanno fatto solo a noi" sostengono, e ora "tornare nel nostro paese è pericoloso, perché già alla frontiera ci possono arrestare". Paura? "Votare è importante anche perché vederci tutti insieme ci dà forza e coraggio". Tutti insieme, ma non moltissimi, a quanto pare: tutti raccontano che nel 2024, per le Presidenziali, c'era molta più affluenza. Oggi non si fa certo la fila, e la polizia italiana, che ha cinturato con le transenne un paio di strade limitrofe, si limita a veder passare una persona ogni tanto. "Sono convinto - spiega però l'ambasciatore Alexey Paramonov - che tutti i nostri connazionali che oggi vivono sul territorio italiano parteciperanno al voto. E non necessariamente di persona. Esistono, infatti, anche altre modalità di voto. In Italia, un Paese il cui governo aderisce alla politica generalmente ostile dell'Ue e della Nato, votare significa anche dare una risposta alle forze antirusse locali". Di certo chi viene a votare in presenza lo fa con motivazione: "Noi che viviamo in Europa - dice Natalja, 38 anni, nel gruppo delle attiviste - pensiamo che sia importante andare a votare. l'Europa deve capire che deve aiutare l'Ucraina, perché Putin non si fermerà mai. Anastasia però su questo ha qualche dubbio: "Torno in Russia due volte l'anno, e non è vero che sono tutti contro, come si dice in Europa. La gente non vuole davvero un cambiamento. Io sono contro la guerra, ma pochi votano e la gente continua a scegliere il partito attuale. D'altronde è una democrazia". Dal piccolo exit poll ai piedi dell'ambasciata sembra emergere un dato: attivisti militanti a parte, più aumenta l'età più aumenta l'apprezzamento per Putin, ma anche la circospezione nel parlare con la stampa. I giovani sono i più espliciti: Ivan (nome di fantasia), 23 anni, è appena arrivato a Roma come studente: "È una chance per cambiare, in qualche modo, un governo che non ci rappresenta. Sono venuto qui a mezzogiorno perché questo è stato l'appello di chi è contro Putin per mandare un messaggio". La maggioranza dei russi, lui invece ne è certo, "è contro il regime e la sua guerra di aggressione". La sua ragazza, anche lei russa ma a Roma già da un po', saluta in italiano: "Ciao, vogliamo tutti la pace". E poi c'è la coppia sui 60 anni, aria da turisti, lei con un foulard i cui colori - chissà se è un caso - ricordano quelli della bandiera che sventola sul tetto dell'ambasciata: "Votiamo perché siamo patri