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Parigi indaga sulle molestie con smart glasses: chi ti tutela?
La procura di Parigi ha aperto almeno un'indagine penale per sospette molestie sessuali legate agli smart glasses: le denunce riguardano donne filmate in strada senza consenso e video pubblicati sui social. Il caso porta davanti agli investigatori un problema concreto per chi viene ripreso: riconoscere una fotocamera indossabile e intervenire prima che le immagini circolino online. La procura non ha indicato il marchio degli occhiali coinvolti e, finora, nessuno è stato incriminato o portato davanti a un tribunale francese.
Le denunce si inseriscono in una tendenza a registrare incontri con donne per poi diffonderli sulle piattaforme social. L'unità anticrimine informatico della procura ha provato un paio di occhiali con fotocamera nelle settimane precedenti alla comunicazione dell'indagine, per valutare quali reati possano essere commessi con questi dispositivi. Gli investigatori non hanno fornito dettagli sulle prove svolte.
Una spia luminosa sulla montatura segnala quando gli occhiali registrano, ma vedere la luce accendersi non significa acconsentire alla ripresa o alla successiva diffusione del video, osserva Ines Legendre dell'organizzazione per la sicurezza online e-Enfance. Esiste anche ZuckOff, un'app Android che individua via Bluetooth dispositivi Ray-Ban Meta e Snap Spectacles nelle vicinanze: il rilevamento segnala la presenza degli occhiali, senza indicare se la fotocamera sia in funzione.
In Francia, riprendere una persona in un luogo privato senza il suo consenso può comportare fino a un anno di carcere o 45.000 euro di multa; le denunce esaminate a Parigi riguardano invece filmati realizzati in strada. La CNIL, l'autorità francese per la protezione dei dati, ha ricevuto meno di dieci reclami sull'uso degli occhiali intelligenti nei luoghi di lavoro. Sempre più aziende le chiedono se possano vietarli ai dipendenti. Per i dispositivi indossabili dotati di intelligenza artificiale nell'Unione europea entrano in gioco anche GDPR e AI Act.
Meta sostiene di aver integrato tutele per la privacy nei propri occhiali con IA e di volerle rafforzare con l'evoluzione del prodotto. Sul tema delle protezioni offerte dalle aziende tecnologiche si è aperta anche la richiesta di chiarimenti a OpenAI da parte di 42 procuratori statunitensi, relativa fra l'altro al trattamento dei dati e alla sicurezza dei modelli. L'indagine parigina riguarda le condotte contestate a chi usa gli occhiali, non le aziende che li vendono.
Il mercato rende la questione meno marginale: gli occhiali realizzati da Meta con EssilorLuxottica rappresentano circa il 76% delle vendite globali della categoria e ne sono stati venduti 7 milioni di paia nell'ultimo anno. Il responsabile tecnologico di Meta, Andrew Bosworth, ha sostenuto che il comportamento di un numero ristretto di persone non dovrebbe definire il dibattito sugli occhiali con fotocamera. Ines Girard, dell'organizzazione femminista Hubertine Auclert, chiede invece che una parte maggiore della responsabilità ricada sui produttori, anziché sulle persone esposte alle riprese.
Anche fuori dalla Francia stanno emergendo risposte diverse. Alcuni cinema britannici hanno vietato l'ingresso con smart glasses; in Germania un'associazione di consumatori ha presentato una denuncia penale contro Meta e altri venditori richiamando le norme sulla privacy. L'Australia sta valutando di escludere gli occhiali con fotocamera dagli uffici governativi. Sono interventi rivolti a luoghi e usi specifici, mentre la circolazione dei filmati sui social resta al centro delle denunce esaminate a Parigi.
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