// IGN ITALIA — GAMING
Ace Combat 8: Wings of Theve - La recensione
Sono davvero poche le esperienze che mi affascinano più del potersi librare in aria, attraversando le nuvole come un fulmine. Astronavi, draghi, aerei: quasi tutte le cose che mi appassionano volano in qualche maniera. Inutile dire, quindi, che quando mi è stata offerta l’opportunità di affondare i miei artigli nell’ultimo Ace Combat ho accettato all’istante e con parecchio entusiasmo. Il mio capitolo preferito della serie resta di gran lunga Ace Combat 5: Squadron Leader, che implementava alcune innovazioni riguardo gestione dello squadrone e offriva una trama estremamente eccitante e soddisfacente sui Demoni di Razgriz che si ergono nei momenti di grande sofferenza e di guerra nel mondo. Mi sono sempre chiesto se un altro Ace Combat avrebbe saputo ripetere la grandissima soddisfazione che si provava entrando in un campo di battaglia mentre i nemici, terrorizzati, segnalavano via radio: "È lo squadrone Razgriz, siamo spacciati! Chiedete rinforzi!".
La premessa narrativa di Ace Combat 8: Wings of Theve è interessante: dopo che la Federazione di Usea è stata attaccata a tradimento dalla Repubblica di Sotoa, i media della prima pubblicizzano un fantomatico asso dei cieli in grado di compiere azioni incredibili. Si tratta, in realtà, di una montatura, e il tizio in questione non è che un pilota comune che, dopo aver trovato la morte nella prima missione, lascia la posizione di "asso" libera per la prossima marionetta che deve recitare la parte. Il designato a tale, invidiabile ruolo non è altro che il protagonista, il quale si ritrova a vestire gli scomodi panni delle "Ali di Theve".
Conseguentemente, molti alleati e nemici rispettano l’alter ego del giocatore, anche se rimane un retrogusto spiacevole perché si è consapevoli del fatto che sia tutta una farsa. La trama del gioco sfrutta comunque il concetto di un asso dei cieli nato come "fake news" virale, e c’è una crescita del personaggio piuttosto convincente. L’intera componente narrativa di Ace Combat 8 è in realtà molto valida e presenta un mix di geopolitica e difficoltà personali dei vari personaggi, aprendosi anche a una certa libertà di scelta durante le missioni. In alcuni specifici momenti si creano infatti delle possibilità per decidere come risolvere una determinata situazione, o con quanta brutalità affrontare i nemici. In un preciso punto della storia stavo provando un certo grado di irritazione verso la fazione nemica: si erano verificati eventi che preferisco non anticipare nel dettaglio ma, di fatto, stavo reagendo alle accuse di "non essere un vero asso" affrontando un paio di squadroni nemici da solo, tanto per far capire alla Repubblica di Sotoa chi avessero davanti.
A un certo punto, tra gli squadroni nemici, arriva un gruppo di reclute a bordo di aerei tecnologicamente avanzati, ma palesemente prive di esperienza. Le ho sterminate tutte, lasciando interdetti i miei stessi compagni di squadra, e alla fine della missione si è consumato un momento decisamente crudo mentre le truppe di terra catturavano i piloti sopravvissuti tra quelli abbattuti. Colto da un dubbio, ho chiesto agli sviluppatori se il gioco contemplasse un sistema morale come in Ace Combat Zero: The Belkan War, e mi è stato spiegato che, sebbene una meccanica vera e propria del genere sia assente, la scelta di risparmiare determinate unità nemiche permette di incontrarle di nuovo in seguito, oppure di avere loro notizie. In quel momento, per la prima volta, mi sono sentito assalito dal rimorso, apprezzando comunque la possibilità di percepire il "peso" delle azioni in volo.
La trama mi è parsa complessivamente soddisfacente, anche se durante le ultimissime missioni avrei preferito un maggiore focus sull’impegno bellico rispetto alle circostanze emotive. È anche palese la critica alle problematiche legate ai social media ma ormai, nel 2026, sembra un messaggio quasi "stagionato". Parlando invece di un espediente narrativo non completamente riuscito, dopo che il precedente "Ali di Theve" vie