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Well Dweller - La recensione
Passato in sordina a causa della straordinaria mole di uscite di rilievo concentrate tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, Well Dweller è uno dei metroidvania più curati, sorprendenti e artisticamente ispirati su cui abbia messo le mani almeno dai tempi di Ender Lilies: Quietus of the Knights, nel 2021. È un gioco decisamente più accessibile rispetto a molti degli esponenti recenti che vengono in mente quando si parla di questo genere, da Hollow Knight al suo seguito, passando per Blasphemous e Ori, e a tratti persino fin troppo per il suo stesso bene. Nonostante ciò, oltre a essere un titolo estremamente facile da consigliare a chiunque voglia avvicinarsi per la prima volta a un metroidvania, Well Dweller mette sul piatto abbastanza idee e punti di forza da riuscire a conquistare anche chi il genere lo conosce molto bene.
Ho completato il gioco nell'arco di tre giorni, raggiungendo il finale e ripulendo la mappa al 100% in circa dodici ore. Potrebbe sembrare una durata ridotta, e in realtà un po' lo è, ma considerando il prezzo di lancio ridotto su PS5, Xbox Series X/S, Nintendo Switch, Switch 2 e PC, oltre alla qualità dell'esperienza nel suo complesso, ritengo che il rapporto tra prezzo e contenuti sia accettabile. A impressionare ancora di più, poi, è il team che si nasconde dietro al progetto, composto da due fratelli: Kyle Thompson, che ha curato parte artistica, programmazione, scrittura e design, ed Eric, responsabile di sonoro e musiche. Il risultato è un mondo dark fantasy ricco di personalità, realizzato con una cura e un'attenzione ai dettagli che è difficile non apprezzare.
Well Dweller rappresenta un punto d'accesso perfetto per chi ha poca o nessuna esperienza con il genere. La struttura è quella classica: una grande mappa da esplorare, nuove abilità che permettono di raggiungere zone inizialmente inaccessibili, segreti, potenziamenti e boss, il tutto accompagnato da una narrativa piuttosto cupa raccontata - e so che può sembrare un ossimoro - attraverso personaggi e situazioni quasi sempre buffi e adorabili. È un contrasto che funziona molto bene e che sostiene l'esperienza anche quando questa viene frenata da alcuni problemi, tra cui un'eccessiva tendenza a prendere per mano il giocatore, una struttura della mappa che talvolta sacrifica la varietà e un livello di sfida che, passate le prime ore, diventa praticamente inesistente.
La storia, raccontata principalmente attraverso le pagine di un manoscritto che vengono lentamente sfogliate, parte da un incipit molto semplice. Glimmer è un volatile che vive in fondo a un pozzo insieme alla propria famiglia, l'ultima rimasta in un regno dove gli uccelli sono stati quasi completamente sterminati. La colpevole è la regina, malvagia come nelle fiabe più crude dei fratelli Grimm, ossessionata dalle loro piume e intenzionata a servirsene per realizzare un lussuoso abito. Quando la madre e i fratellini di Glimmer vengono catturati da un cacciatore al servizio di Sua Maestà, il protagonista deve uscire dal proprio rifugio e attraversare il regno per salvarli. È un punto di partenza semplice come semplice è lo svolgimento del racconto, che al massimo si contraddistingue per i toni da commedia nera utilizzati in alcuni frangenti.
L'approccio molto basilare alla narrazione non è mai un punto a sfavore di Well Dweller, tutt'altro. Gli obiettivi sono sempre chiari, i personaggi spiegano quello che serve sapere e non c'è bisogno di consultare enciclopedie interne o interpretare dialoghi criptici per capire cosa stia succedendo. Il gioco riesce comunque a inserire qualche elemento più interessante attraverso le pagine di altri manoscritti recuperabili durante l'esplorazione: piccoli racconti illustrati che aggiungono informazioni sul mondo e costruiscono storie parallele a quella principale, spiegando il ruolo di altri personaggi, buoni o cattivi che siano, e il motivo dietro la decadenza o la bellezza di alcune aree del mondo.
Il tono è uno degli aspetti più rius