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Recensione Insta360 Luna Ultra: la telecamera per creator con il colpo di genio
Per anni il mercato delle gimbal camera tascabili ha avuto un solo protagonista: DJI. La serie Osmo Pocket ha costruito una categoria intera, definito gli standard e lasciato poco spazio a chi volesse competere seriamente. Con la Luna Ultra, Insta360 non si limita a inseguire: porta un sistema a doppia ottica sviluppato con Leica, un sensore principale da 1 pollice, la registrazione in 8K e una funzione che non esiste su nessun altro prodotto della categoria, il display OLED completamente staccabile che diventa telecomando wireless. Il risultato è la gimbal camera più ambiziosa e versatile oggi disponibile, non priva di imperfezioni, ma capace di fare cose che la concorrenza non può.
La Luna Ultra misura 52,4 x 169,9 x 38,5 mm e pesa 233 grammi. È più compatta di quanto ci si aspetterebbe da un prodotto con queste specifiche, e al tatto trasmette solidità senza pretese di premium estremo. Il blocco ottico frontale ospita due sensori sovrapposti che conferiscono alla camera un aspetto lievemente robotico: riconoscibile, diverso da tutto il resto.
L'impugnatura è più corta di quanto ci si abitua con altri prodotti della categoria. In quest'ottica l'estensione inclusa in confezione non è un semplice accessorio estetico: integra un cavalletto a tre zampe estraibile, utilisse per il vlogging in solitaria (sebbene stabile solo su superfici piane), e un attacco filettato standard da 1/4" per treppiede. Vale la pena segnalare che il corpo camera non ha un attacco per treppiede diretto e se volete usare un cavalletto l'estensione diventa un qualcosa che non dovrete mai dimenticare a casa.
Lo slot per la microSD si trova sotto un alloggimento in gomma, facilmente accessibile.
I 47 GB interni sono comodissimi come buffer di emergenza, ma con 8K a 30 fps a 120 Mbps si riempiono in meno di un'ora: una microSD veloce da 256 GB o più è praticamente indispensabile per sessioni lunghe.
La cover scorrevole per proteggere le ottiche durante il trasporto è venduta separatamente, e sarebbe stato sensato includerla nella versione base. La custodia rigida, inclusa, risolve il problema ma ingombra nella borsa.
Il pannello OLED da 2 pollici (564 x 318 pixel, 60 Hz, 1000 nit) si orienta sia in orizzontale che in verticale e si accende con un gesto fisico di rotazione o tenendo premuto il tasto di registrazione. Ma la vera novità è che si stacca completamente dal corpo camera: diventa un telecomando wireless autonomo con display, microfono integrato e batteria propria da 210 mAh, capace di mantenere la connessione fino a 20 metri di distanza in HD.
Da questo schermino remoto è possibile fare praticamente tutto: vedere l'anteprima in tempo reale, toccare un soggetto per avviare il tracciamento, controllare lo zoom con il joystick virtuale, cambiare impostazioni e avviare o interrompere la registrazione.
Una volta riancorato al corpo, il display si ricarica automaticamente sfruttando la batteria principale.
I vantaggi sono concreti: il telecomando è sempre carico e pronto, non richiede di aprire l'app sullo smartphone per inquadrare da lontano e il microfono integrato aggiunge una sorgente audio secondaria. Il lato negativo è altrettanto reale: staccandolo, si perde la vista ravvicinata sull'inquadratura, che in molte situazioni è comunque quella più comoda. Non è una funzione da usare sempre, ma nei momenti in cui serve, come una ripresa in solitaria con la camera fissa su treppiede, è genuinamente trasformativa.