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OpenAI dots: l'agente AI sempre attivo che lavora in autonomia per voi
Immaginate di avere un collaboratore che lavora mentre dormite, che ricorda tutto quello che gli avete detto settimane fa e che non aspetta istruzioni per portare avanti un progetto. Ecco, questo è quello che può fare la nuova tecnologia di OpenAI chimata dots. Non è l'ennesimo chatbot a cui fare domande, ma un agente AI sempre attivo che lavora per voi in autonomia. Vediamo insieme cosa possono fare i dots e come usarli in maniera efficace.
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La differenza rispetto a ChatGPT Work e agli altri agenti AI che abbiamo visto finora sta nel modello di funzionamento: i dots non aspettano che voi apriate una chat. Girano su un computer nel cloud dedicato, basato su GPT-6 Astra, e possono collegarsi a oltre 4.000 app tramite plugin. Possono scrivere e testare codice, usare un browser e, se lo autorizzate, possono accedere anche al vostro laptop per lavorare direttamente su risorse locali.
Il punto più interessante, almeno sulla carta, è la memoria a lungo termine: più lavorate con il vostro dot, più impara il vostro stile, le vostre preferenze e i vostri standard.
OpenAI afferma che l'obiettivo finale è quello di "ritrovarsi con un lavoro fatto proprio come lo avreste fatto voi, prima ancora di aver pensato di chiederlo". Una promessa ambiziosa, ma che potrebbe essere più realistica di quanto non si creda.
Per raggiungere il vostro dot potete usare ChatGPT, Slack, Teams o messaggi di testo. Gli utenti Pro possono anche iscriversi ad una lista d'attesa per la messaggistica via iMessage e RCS. Il dot mantiene il contesto da un canale all'altro, quindi non dovete rispiegare ogni volta dove eravate rimasti.
OpenAI fa diversi esempi di utilizzo reale. Un dot può monitorare i feedback dei clienti su un'app, identificare bug ricorrenti, implementare correzioni e presentarvi le pull request già pronte con video allegati. Può aggiornare i materiali di lancio di un prodotto quando cambiano le specifiche, riscrivendo bozze e documenti mentre voi vi concentrate su altro. Per chi fa ricerca, può rieseguire analisi quando arrivano nuovi dati e aggiornare le figure di un articolo scientifico.
Per i content creator, può prendere la trascrizione di un'intervista e trasformarla in clip, note e bozze di post per i social.
Uno dei primi tester ha raccontato che il suo dot si è accorto di una fattura non inviata, l'ha preparata e l'ha mandata dopo la sua approvazione. Questo è il tipo di autonomia di cui si parla: non eseguire comandi, ma anticipare esigenze e portare avanti lavoro in background.
OpenAI ha costruito un sistema di autorizzazioni granulari: voi decidete a quali app il dot può accedere e potete impostare regole personalizzate per stabilire quando agire in autonomia e quando chiedere la vostra approvazione. Alcune azioni sensibili, come modificare una password, restano sempre di vostra competenza e non possono essere delegate.