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IGN Retro: Battlezone (1998)
I giochi che cercano di mischiare le carte in tavola mi sono sempre piaciuti e, secondo me, i più riusciti sono quelli che uniscono azione e strategia. Quando poi il cocktail in questione si aggancia a uno dei nomi più memorabili della storia dei videogiochi, l’interesse non può che essere elevato: mi riferisco a Battlezone. Giocai alla versione classica, uscita nel 1980, attraverso il port per Atari 2600, rimanendo onestamente incantato di fronte alla "grafica treddì". Nel 1998 vide la luce una nuova edizione del titolo in questione che, all'epoca dell'uscita, snobbai abbastanza, pensando fosse una brutta copia di un classico; è stato solo dopo averne saputo di più che ho iniziato ad interessarmi maggiormente al progetto, decidendomi infine a provarlo.
A quel punto, me ne sono innamorato: parliamo di un gioco di strategia ambientato in una versione alternativa della Storia, poco dopo dei primi viaggi sulla Luna, in cui americani e sovietici si affrontano per recuperare un materiale prezioso che si trova solo sugli altri pianeti del sistema solare. La trama segue alcuni motivi classici della fantascienza e della fantapolitica, con tradimenti, defezioni e scontri al cardiopalma, ma ciò che rende unico il Battlezone del 1998 è un sistema di costruzione di edifici e unità simile a quello di Command & Conquer.
Un'altra cosa che apprezzo del gioco è che, se il proprio carro armato viene distrutto, non scatta automaticamente la sconfitta. Ci si può eiettare, muovendosi a piedi e con pochissima energia a disposizione (dopotutto, il protagonista è un essere umano alle prese con dei carri armati) ma muniti di un potentissimo fucile da cecchino, utile per uccidere il pilota di un mezzo nemico e prenderne possesso. Dopo un po' la trama prende comunque una direzione piuttosto comune per i titoli di quegli anni: subentra infatti una terza fazione molto più potente delle due "giocabili" che si prepara a devastare ogni cosa, spingendo gli ex avversari a raggiungere rapidamente una tregua per fare fronte al nemico comune.
Una trama che, a pensarci, mi ha ricordato da vicino anche quella di FreeSpace, con i terrestri e i Vasudan in guerra prima dell’arrivo degli Shivan. Chiedo scusa per la parentesi, ma FreeSpace 1 e 2 sono tra i miei giochi spaziali preferiti e ogni scusa è buona per poterne parlare (magari potrei anche scriverne in futuro...).
Lasciando da parte le divagazioni, sono molte le cose apprezzabili del Battlezone versione 1998. Il comparto audio per l’epoca è semplicemente sensazionale; la fisica di movimento dei carri, che di fatto levitano a una certa distanza dal terreno, è realizzata benissimo, e poter creare strutture difensive e mezzi offensivi guidati dall’IA per organizzare attacchi resta una meccanica sempreverde. È anche possibile attuare tattiche piuttosto standard come lo Zerg Rush o altre che sono più tipicamente associate agli strategici in tempo reale. Ricordo anche che, spesso, me la prendevo comoda e creavo un "serpente" di torrette difensive che andava dalla mia base a quella nemica: tattica piuttosto tediosa durante la preparazione, ma poter "spammare" lanciamissili e fabbriche di carri armati direttamente nella base nemica è molto divertente.
Grossi difetti, non ce ne sono. Il Battlezone del 1998 è uno di quei giochi di cui, forse, non si parla a sufficienza, ma resta assolutamente meritevole di essere ricordato e rispettato. Al momento di scrivere questo pezzo, poi, è in sconto su Steam al 90%, ed è possibile portarselo a casa a soli 2,29 euro. Onestamente, consiglio davvero a chiunque di provarlo.