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Order of the Sinking Star Recensione: un gioco così vasto e complesso da far paura
Il nuovo titolo di Jonathan Blow è un progetto così vasto da lasciare senza fiato, un unicum probabilmente irripetibile per il medium videoludico.
Esiste un confine sottile che separa l'ambizione di una figura creativa, quella spinta motivazionale necessaria ad eccedere ogni aspettativa e plasmare qualcosa di unico, dall'ossessione di un uomo incapace di accontentarsi, che punta sempre a qualcosa di irraggiungibile ignorando qualsiasi gradino intermedio tacciandolo addirittura per ignobile. Jonathan Blow oscilla su questo confine fin dall'inizio della sua carriera, firmando opere così assurde da essere odiate da parte della community in quanto simboli di onanismo naif, così come vengono venerate come una nuova iconografia religiosa da altri appassionati: non esistono vie di mezzo quando si parla di un autore votato più alla propria visione che a soddisfare il pubblico (leggete la recensione di The Witness per capire di cosa stiamo parlando). Non solo Order of the Sinking Star continua a non trovare questa strada intermedia (non che l'avesse mai cercata), ma probabilmente è l'opera che più se ne fa beffe ed estremizza così tanto il proprio genere di appartenenza da rischiare di respingere anche i fan più sfegatati dei puzzle game, e questo è probabilmente il merito più grande che si può conferire ad un videogioco semplicemente immenso.
C'è un momento specifico in cui Order of the Sinking Star smette di essere un gigantesco puzzle game e si eleva a qualcosa di più grande, ed è incredibilmente assimilabile a uno degli istanti più affascinanti del titolo quando, magari dopo una manciata di ore passate a spostare massi ed a lanciare pietre sull'acqua, si apre la mappa di gioco e la telecamera si allontana in maniera ragguardevole per contenere tutto il micro-universo ludico.
Ecco, lo stesso zoom out può essere effettuato anche nel mondo reale, perché l'opera di Jonathan Blow non è fine a se stessa, così come ogni puzzle del gioco si ricollega a quelli successivi e precedenti, ma rappresenta il primo utilizzo di un linguaggio di programmazione del tutto nuovo, creato e raffinato nel corso di dieci anni dallo stesso Blow, il quale da sempre si è riferito a se stesso come un programmatore più che ad un game designer. Le implicazioni di questo evento sono potenzialmente storiche, perché Jai - questo è il nome del nuovo linguaggio - ha già ispirato altri due progetti simili, la sua velocità di compilazione sembrerebbe far impallidire il C++ e, cosa non da poco, diventerà open-source dopo il lancio di questo primo, grandissimo titolo. Blow non si è limitato a creare un motore grafico come uno studio multimilionario qualsiasi, ma ha costruito un motore grafico partendo da un alfabeto fino ad ora sconosciuto. Solo tenendo ben presente questo assunto possiamo tentare di circoscrivere la follia che permea Order of the Sinking Star.
Avviando l'applicazione si viene immediatamente lanciati dentro al gioco: non c'è una presentazione, un menù di opzioni o un qualsiasi tipo di cuscinetto dal punto 0 al punto 1, controlliamo subito un personaggio che si muove in verticale o in orizzontale lungo una griglia di caselle quadrate. Passo dopo passo cominciamo ad apprendere le diverse meccaniche del titolo, come la possibilità di spostare alcuni massi per creare un varco verso la propria destinazione, riavvolgere il tempo per tornare al momento prima dell'azione appena compiuta o riportare lo scenario all'istante iniziale.
Questa intuitiva e silenziosa premessa ludica permette di affacciarsi per la prima volta su una mappa di gioco di cui una nebbia ne ammanta i contorni, la quale si andrà a diradare non appena verrà effettuato l'accesso ad una nuova area rompendone sigilli, e quindi risolvendo determinati rompicapi ben segnalati da una freccia che indica proprio il prossimo obbiettivo. In maniera un po' straniante l'esplorazione del mondo parte dal suo centro esatto, con la possibilità di muoversi a proprio piacimento in alto, in basso, a destra o