// IGN ITALIA — GAMING
Tomb Raider: Legacy of Atlantis non sarà troppo guidato, il team vuole mettere alla prova i giocatori
In un panorama videoludico sempre più dominato da indicatori a schermo, vernice gialla e percorsi guidati, Tomb Raider: Legacy of Atlantis intende recuperare lo spirito originale del franchise, puntando fortemente sul senso di isolamento e sull'esplorazione non guidata. Sulle pagine dell'ultimo numero di Edge Magazine, Jeff Adams - director presso Crystal Dynamics - ha sottolineato la volontà di non "prendere per mano" gli utenti, incentivando l'iniziativa personale nell'orientamento e nella ricerca dei segreti celati nel level design: "L'idea è quella di spingere il giocatore a essere avventuroso, uscire dai sentieri tracciati, perdersi e infine ritrovare la strada. È la navigazione stessa del mondo di gioco a offrire le ricompense più gratificanti".
La sfida principale per il team di sviluppo - che vede la collaborazione tra Crystal Dynamics e gli specialisti di Flying Wild Hog - risiede nel bilanciare la fedeltà all'opera del 1996 con le esigenze produttive moderne. Come spiegato dal direttore creativo Michael Kuk, il processo di selezione degli elementi da conservare si è basato sull'impronta emotiva lasciata dal primo capitolo nella memoria collettiva: i luoghi iconici, gli scorci più suggestivi e le situazioni chiave sono stati riprodotti con la massima fedeltà per preservare l'identità dell'esperienza originale, mentre altri aspetti hanno subito una revisione piuttosto profonda.
Solo di recente, diversi videogiochi sono stati fortemente criticati dal pubblico a causa della mole eccessiva di aiuti e indicatori a schermo. Altri titoli, come Control Resonant, hanno scelto strade differenti, ricevendo un'accoglienza decisamente più positiva. Tomb Raider: Legacy of Atlantis sembra volersi posizionare nel mezzo, con qualche aiuto, ma senza prendere per mano l'utente, e inserendo nelle varie aree un bel numero di segreti da scoprire senza indicatori di alcun genere.