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Lanterns - La recensione
Al principio fu James Gunn con il DCU. Un nuovo universo condiviso che prova a fare qualcosa di simile ma diverso da Marvel coi personaggi della DC. Qualche residuato del tentativo precedente di portare gli eroi al cinema, vedasi Peacemaker e Creature Commandos, e un film nuovo pensato tutto per questo nascente universo: Superman. Andava tutto bene finché non è arrivata la cugina, Supergirl, che non ha convinto tutti e soprattutto ha incassato pochissimo. Con un inciampo così è facile gridare già al fallimento di tutto il progetto, ma per fortuna... è arrivato Lanterns!
Le Lanterne Verdi, la polizia del cosmo, ogni Lanterna protegge un settore dell'universo. Sì, quelle del film Green Lantern del 2011 con Ryan Reynolds, una di quelle pellicole che Warner Bros. ha cercato in tutti i modi di nascondere sotto il tappeto, tanto da togliere il colore verde dal titolo dell'attuale serie TV e allontanandosi più possibile dal cosmo.
Come si fa a riacchiappare il pubblico mainstream che ancora sbeffeggia un film dopo quindici anni? Con un thriller investigativo alla True Detective, insaporito da una spruzzata di supereroismo, senza esagerare. I fan DC, tanto, sono tutti pronti a vedere comunque la serie, ma l'uomo della strada lo devi convincere; ecco quindi Kyle Chandler che interpreta un Hal Jordan a fine carriera, Lanterna non più così tanto Lanterna, facendo arrabbiare gli estremisti del fumetto. E Aaron Pierre nel ruolo di John Stewart, il giovane sostituto, la recluta, più militare schizzato della controparte a fumetti.
Insomma, Lanterns prende il materiale di origine e lo plasma parecchio, asservendolo a quel che vuole raccontare e al DCU tutto. Ma lo fa bene, a patto di accettare che i personaggi siano un po' diversi da quelli dei fumetti (ma mai snaturati, per chi scrive). E poi c'è l'inizio di tutto, il fattore scatenante, che ancora fa discutere in rete. Non è un vero spoiler, perché su di esso si basa tutta la serie: l'incipit di Lanterns è la morte di Hal Jordan, e bisogna capire chi è stato, ma soprattutto perché.
Tra gli scrittori troviamo Tom King e Damon Lindelof; il primo arriva proprio dai fumetti di supereroi, dalla stessa DC, e ha sempre saputo raccontare per bene la psicologia dei suoi personaggi. Il secondo, tra le tante cose, è una delle menti dietro Lost e non è un caso che la serie si dimeni tra linee temporali diverse, seminando indizi e risposte in egual misura.
Otto puntate, quasi tutti composte da scambi di battute, dialoghi e sporadiche scazzottate. Ogni tanto la serie si ricorda di raccontare di guardie spaziali che dovrebbero usare anelli che manifestano i pensieri, quasi fossero magici, e utilizza lì tutto il budget per gli effetti visivi. Non ci riesce sempre bene, va detto, ma i personaggi sono così tridimensionali che tutto passa in secondo piano. Il focus sono loro, Hal, John e pochi altri: il primo disilluso, incapace di dire addio all'anello che lo rende il protettore della Terra, nonostante tutti vogliano toglierglielo, compresi quelli che glielo hanno donato.
Il secondo che non brama altro di diventare il prossimo Lanterna Verde, cresciuto come un militare da una famiglia tutt'altro che benevola; o, forse, troppo disperata per la sua posizione sociale. Critica e satira trovano spazio nella serie, infatti, nascondendosi dietro le beghe cosmiche dei Guardiani e della loro gestione del corpo delle Lanterne. Poco cosmo, quindi, in Lanterns, ma quello che serve, c'è. Come il Sinestro di Ulrich Thomsen che semplicemente domina la scena ogni volta che appare. Villain non villain, appartenente al passato di Hal ma pronto a fare danni nel futuro del DCU, c'è da scommettere. La serie però preferisce muoversi sul nostro pianeta, nella polvere di Rushville, quell'America sperduta e solitaria, quasi fosse abitata da fantasmi, sabbia e sterpaglie.
E a dominare tutto è il rapporto, conflittuale a dir poco, tra Hal e John. A loro sono riservati gli scambi di battute migliori che, oltre a True Detective,