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Definì 'depensante' consigliere, il deputato Sgarbi non era insindacabile
Definì "depensante" in un post su
Facebook del 2019 l'ex consigliere trentino Alex Marini (M5s) e
le parole di Vittorio Sgarbi - allora deputato - vennero
definite "insindacabili" dalla Camera nel procedimento
giudiziario aperto dopo la domanda di risarcimento avanzata da
Marini che si ritenne diffamato. Con una sentenza depositata
oggi, la Corte costituzionale ha indicato che non spettava alla
Camera deliberare che le dichiarazioni rese da Sgarbi
costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento
nell'esercizio delle sue funzioni.
Infatti, ricorda la Corte, "le dichiarazioni extra moenia del
parlamentare sono coperte dall'insindacabilità solo se
contribuiscono al dibattito pubblico su questioni di interesse
generale e adottano forme espressive adeguate alla critica e
alla denuncia politica". Non era il caso del post oggetto del
provvedimento, in cui le parole di Sgarbi con riferimento al
consigliere provinciale costituiscono una replica "non in grado
di attingere la dimensione collettiva degli interessi in gioco,
fermandosi al piano della mera difesa di un interesse
personale".
La querelle giudiziaria iniziò nel 2019 quando il critico
d'arte venne nominato presidente del Mart, il museo di arte
moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. La nomina fu
criticata dall'allora consigliere trentino Marini, che votò
contro ritenedola inopportuna. Seguì il post di Sgarbi che l'ex
esponente pentastellato ritenne diffamatorio.
Definì 'depensante' consigliere, il deputato Sgarbi non era insindacabile
ROMA,
09 ottobre 2026, 13:33
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