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Dall'Asia per le 'gemme nascoste', l'overtourism sulle Dolomiti
Le Dolomiti sono state investite in pieno dall'overtourism, che non riguarda più solo le città d'arte come Firenze e Venezia. Alle code chilometriche di persone dirette alle Tre Cime di Lavaredo, la scorsa estate, e dopo il contingentamento del traffico delle auto in località come Braies, ora si aggiungono gli scatti virali di centinaia di persone in val di Funes in attesa lungo un sentiero di montagna.
Tutti in coda per fotografare il tramonto perfetto, quando le vette dolomitiche si tingono di rosso, il famoso enrosadira. I residenti dicono ora basta, perché i turisti bloccano con i loro mezzi le strette strade di montagna e i figli dopo scuola non possono salire sui bus di linea sovraffollati.
L'overtourism sta ridefinendo la geografia dei flussi nell'intero territorio altoatesino. Passeggiando sotto i portici di Bolzano in queste prime settimane di ottobre, accanto alle tradizionali comitive di visitatori di lingua tedesca, spicca un nuovo profilo di turista: giovani coppie e gruppi di amici provenienti dal Sud-Est asiatico, in particolar modo dalla Corea del Sud. Un fenomeno in forte crescita che trova spiegazione nelle dinamiche culturali e mediatiche del Paese. A fare chiarezza è Kim HyunJin, esperto di turismo e da anni residente in Europa: "Città italiane come Roma, Milano o Napoli, vanta una notorietà ormai consolidata e capillare sul nostro mercato.
Proprio per questo motivo, la grande maggioranza dei turisti sudcoreani è oggi alla ricerca di 'gemme nascoste' da scoprire, e le Dolomiti incarnano perfettamente questo ideale". A fare da cassa di risonanza non sono soltanto i social network, ma una presenza televisiva massiccia e pervasiva. "Le Dolomiti stanno diventando un vero e proprio mito per il pubblico coreano perché mostrate con frequenza in diversi programmi Tv e web ad alto ascolto, trasmessi non solo in prima serata ma in diverse fasce del palinsesto. Il grande pubblico si è dapprima innamorato delle vette per il loro fascino paesaggistico e la loro resa fotografica sui social, ma la molla principale resta l'impatto mediatico, che ha acceso una fortissima curiosità", spiega Kim HyunJin.
A questo meccanismo si aggiunge infine una componente psicologica e sociologica legata alle modalità di viaggio contemporanee. Tra i viaggiatori asiatici si sta infatti affermando una tendenza quasi 'competitiva': la corsa a esplorare per primi destinazioni ancora poco note al turismo di massa tradizionale, per poter rientrare a casa con il racconto - e la foto - di un luogo esclusivo che gli altri non hanno ancora scoperto. Un meccanismo che sta trasferendo il carico turistico anche al di fuori dei circuiti tradizionali, portando presenze costanti e criticità d'affollamento nei piccoli borghi di montagna e lungo i sentieri finora meno battuti.