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[SPOILER] Il finale di Red Dead Redemption ha fatto arrabbiare troppe persone, Rockstar non se lo aspettava proprio
Di Red Dead Redemption ricordiamo, su tutto, un finale davvero shockante. Un epilogo che ha portato i giocatori a protestare contro le scelte narrative di Rockstar Games, all'epoca nel mirino di chi non aveva gradito la conclusione del gioco ambientato nel West.
L'obiettivo di John Marston, protagonista dell'epopea Western di Rockstar Games, era uno ed uno soltanto: vendicarsi del suo ex capo, Dutch Van der Linde. Seppure abbia ottenuto la sua vendetta, l'epilogo di John è tutt'altro che roseo, e infatti viene ucciso dai soldati a corpi d'arma da fuoco, nel fienile della fattoria di famiglia. Un triste conclusione che non è proprio andata giù ai fan dell'epoca, come sottolineato dall'ex vicepresidente di Rockstar Games Dan Hauser, intervenuto recentemente a IGN30 Icons.
"Ricordo di averne parlato con il lead designer, Christian Cantamessa, e l'idea gli piaceva, così come piaceva a me, ma conoscendo le realtà produttive... come funziona un gioco open world se si uccide il protagonista? Quindi ho detto: 'Forse dovremmo ucciderlo'. E lui ha risposto: 'Ottima idea. Dobbiamo farlo'. Ho detto: 'Non so se... fammi pensare un attimo', perché ci occupiamo solo di audio e dialoghi. La natura di un gioco open world è che finisci una storia, poi torni nel mondo e completi tutti i contenuti secondari, se lo desideri. Per quello dovremmo giocare nei panni di qualcun altro. Potremmo giocare nei panni di Jack, ma cosa significherebbe? Quindi ho dovuto riflettere a lungo su cosa avrebbe comportato dal punto di vista della produzione" ha raccontato l'ex VP Rockstar, sottolineando le difficoltà pratiche dietro ad una scelta così drastica.
In merito a come fu recepita la decisione narrativa, Hauser ricorda: "Penso che la gente abbia davvero apprezzato quel momento in cui li uccidevate e l'abbia trovato così potente a livello interiore. Credo ci fosse un ampio consenso sul fatto che fosse la decisione giusta, ma ovviamente era una decisione insolita e fuori dagli schemi, ma penso che l'azienda sia sopravvissuta prendendo decisioni del genere. Penso che siamo rimasti sorpresi, quando il gioco è uscito, da quanto alcune persone fossero arrabbiate per quella decisione. C'erano persone che erano furiose con noi. E una parte di noi pensa: 'È fantastico', perché significa che si sono davvero appassionate alla storia e ai personaggi".
Hauser, negli anni, si è reso conto che quella fu una decisione corretta, al di là delle proteste: "Ora, penso che sia stata la decisione giusta perché si vogliono reazioni forti e di grande impatto, ma credo che la gente ne sia rimasta davvero confusa. Come sceneggiatore, mi sembrava che il personaggio dovesse morire affinché la storia avesse un senso, e avevo desiderato questo effetto in diversi GTA. Non l'avevamo mai fatto prima per le ragioni tecniche di cui abbiamo appena parlato" ha concluso l'ex Vicepresidente Rockstar Games. Una mossa che è poi stata riproposta in Red Dead Redemption 2.
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