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Addio Git: Anthropic costruisce Scion per un mondo di agenti sempre online
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Forse peccano di hybris, o forse hanno ragione loro. Comunque, abbandonare git il software di versionamento costruito da Linus Torvalds per passare al proprio sistema è un segno dei tempi. Anthropic si reputa unica, eletta e fa previsioni su un mondo che sta contribuendo a inventare. La scrittura di codice, fatto dagli agenti, che procede a velocità 10x rispetto a quello fatto a mano. E richiede un approccio nuovo al versionamento. Git, il capolavoro di Linus Torvalds, è superato? Secondo loro sì.
Git nasce nell’aprile 2005, scritto da Linus Torvalds per gestire lo sviluppo del kernel Linux, con un’idea che per vent’anni è sembrata imbattibile: ogni copia del progetto è completa, porta con sé tutta la storia e funziona anche senza rete. Il 13 ottobre 2026 Anthropic ha pubblicato sul proprio blog di ingegneria il racconto di come ha rinunciato a quel principio. A maggio l’azienda integrava in media circa 2500 modifiche al codice al giorno, a settembre ne integrava oltre 30mila.
Il numero, da solo, non dice molto. Conta di più il ragionamento che sta dietro: secondo Anthropic scrivere codice non è più il collo di bottiglia, perché Claude itera da solo sui cicli di ricerca, ottimizza programmi complessi e costruisce servizi da zero a una velocità mai vista. Invece, a rallentare è tutto ciò che sta intorno, cioè un’infrastruttura pensata per la scala umana: controllo del codice sorgente, build e integrazione continua (CI/CD). L’azienda, che nel frattempo ha portato Claude anche nella ricerca farmaceutica con Claude Science, definisce la domanda di integrazione del codice «praticamente infinita» e non si aspetta rallentamenti.
Un monorepo è un unico deposito che contiene il codice di un’intera azienda. Quello di Anthropic ha raggiunto dimensioni che il progetto di Torvalds non poteva neanche immaginare. La sola cronologia del ramo principale pesa quasi 100 gigabyte, una copia di lavoro compressa supera i 25 gigabyte, e ogni giorno partono circa 25 milioni di checkout, cioè prelievi del codice, solo per l’integrazione continua, senza contare gli ambienti degli sviluppatori, le sandbox degli agenti e i job di ricerca. Presi in modo ingenuo, cioè senza un po’ di furbizia, farebbero oltre 600 petabyte di traffico Git al giorno.
Gli strumenti per lavorare su una porzione del repository esistono (cloni superficiali, checkout parziali) e Anthropic li ha usati tutti. Al momento di maggiore pressione gestiva diverse centinaia di mirror Git interni, copie di appoggio che alleggerivano il server principale. Bastava finché il ritmo restava basso. Con l’aumento delle integrazioni gli snapshot si allontanano dal vertice del ramo principale, e le operazioni che dipendono dalla storia, per esempio sapere chi ha modificato una certa riga, diventavano sempre più delicate e fragili sulle copie parziali.
A quel punto gli ingegneri hanno notato che git veniva usato come un sistema centralizzato, con una copia autorevole, mentre quasi tutti i suoi clienti erano agenti e job automatici, online per definizione. Le proprietà che rendono git ideale per il lavoro distribuito e offline lavoravano contro la scalabilità. Da qui il punto di partenza del progetto: disegnare un controllo di versione sapendo fin dall’inizio che gli agenti non si disconnettono mai.
Per i monorepo giganti esistono precedenti, Piper di Google e Sapling di Meta, e Anthropic dichiara di aver tenuto presenti le loro lezioni. Scion rovescia comunque l’asimmetria di git. Nel sistema di Torvalds ogni client può fare da server. In Scion il server risponde alle domande sulla storia dei file, crea i commit, esegue merge e rebase, mentre il client mantiene una piccola cache locale di oggetti, dispone i file sul disco e controlla le modifiche al file system. Calcola poco, in cambio ha bisogno di pochissimi dati. Ogni commit nasce direttamente sul server, quindi non c’è nessun passaggio di push, e i rami sono scoraggia