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5 cose che rendevano speciale comprare un videogioco negli anni 2000
Comprare un gioco negli anni 2000 non significava aggiungere un titolo alla propria libreria digitale, una stringa sotto tante altre, ma era quasi un piccolo evento. Tra il desiderio di un gioco che dovevi andare a prendere al negozio tu stesso, al ritorno a casa, fino all'apertura. Ecco cosa, all'epoca, rendeva speciale comprare un videogioco.
Prima dello store digitale, ovviamente, c'era il negozio, e spesso trovavi il gioco spulciando come si fa in una libreria, senza avere ancora in mente cosa prendere. File di custodie, copertine che attiravano l'occhio, retro delle confezioni letto fino all'ultima riga e quella sensazione di poter trovare, nascosto da qualche parte, qualcosa che non avevi mai sentito nominare. A volte bastava un artwork riuscito o quattro screenshot minuscoli per convincerti. Anche perché non era facile informarsi come oggi, grazie a internet e ai social.
Una volta scelto, il gioco diventava un oggetto. Custodia, copertina, libretto, disco con la sua stampa sopra e, su PC, le enormi confezioni di cartone. Tenerlo in mano mentre tornavi a casa era già una sensazione speciale, perché nel tragitto cresceva anche l'attesa e la voglia di provarlo. E quando magari non ci si poteva permettere tanti giochi, comprarne uno nuovo era sempre un'emozione e una gioia. Lo ricordo benissimo, quando mettevo i soldi da parte per comprarmi ogni anno il nuovo titolo di Prince of Persia.
Questa è probabilmente la cosa che più manga agli appassionati dell'epoca. Aprivi la custodia e non c'era soltanto il disco, ma ci trovavi dentro anche manuali a colori, artwork, biografie dei personaggi, comandi, mappe, poster e qualche altro piccolo extra. Il manuale, poi, aveva un ruolo fondamentale: aiutarti a gestire l'attesa prima di giocare. Molti, per esempio, leggevano il manuale in macchina tornando dal negozio, arrivando a casa conoscendo già metà dei comandi. Oggi materiali del genere sono spesso relegati alle edizioni speciali.
Niente acquisto alle 23:47 e avvio trenta secondi dopo. Dovevi andare in negozio, convincere magari un genitore, mettere da parte i soldi, aspettare un compleanno o un'uscita particolarmente importante. Per alcuni titoli c'erano persino le aperture di mezzanotte. Quell'attesa caricava il gioco di aspettative ancora prima che la console venisse accesa e, forse, ci permetteva anche di godercelo molto di più una volta inserito nella console.
Recensioni sulle riviste, passaparola, pubblicità, demo disc e qualche informazione trovata online erano spesso tutto ciò che si aveva. Non esistevano ore di gameplay o social pronti a rivelare ogni segreto. Potevi comprare un gioco senza sapere esattamente cosa ti aspettasse, magari dopo aver consumato una demo trovata in una rivista. Era anche più facile prendere una fregatura, certo. Ma quando trovavi il gioco giusto, sembrava davvero di aver scoperto l'oro scavando da solo.
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