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Nataly uccisa e nascosta in una valigia, ergastolo per il compagno
Uccise la compagna Nataly e tentò di far sparire il corpo nascondendolo in una valigia e gettandolo nel fiume. A distanza di quasi due anni da quel giorno Pablo Gonzale Rivas, in carcere dallo scorso febbraio, è stato condannato all'ergastolo per omicidio aggravato e occultamento di cadavere dalla Corte d'Assise di Milano. Una sentenza accolta con un applauso dalle amiche di Jhoanna Nataly Quintanilla Valle.
I giudici, presieduti da Antonella Bertoja, accogliendo la richiesta della pm Alessia Menegazzo e della responsabile del pool che si occupa di femminicidi Letizia Mannella, hanno anche disposto il versamento da parte dell'uomo di una provvisionale di 50 mila euro per ciascuna delle parti civili, tra cui una zia e una cugina, Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni. "E' una grande emozione. Anche se questa sentenza non ce la riporta indietro, è stata fatta giustizia. Non se lo meritava", ha commentato Maira, una delle amiche che si sono presentate al Palazzo di Giustizia e hanno esposto alcuni striscioni tra cui uno con scritto "stop femminicidio" . "Sarebbe orgogliosa di noi - ha aggiunto la donna in lacrime - Magari potevamo starle più vicino e forse questo non sarebbe successo. Ma noi non sapevamo niente. Lui si è rivelato diverso da come lo conoscevamo". Daniely, anche lei con le lacrime agli occhi, ha detto: "Siamo felicissime. Adesso può riposare in pace e che lui paghi perchè nessuno, men che meno Nataly che era così buona, si merita di morire così".
Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, 40 anni, venne uccisa nella notte tra il 24 e il 25 gennaio 2025, in un monolocale di piazza dei Daini, in zona Bicocca. Gonzalez Rivas, il suo convivente, ne denunciò la scomparsa sette giorni dopo. Aveva cercato di far sparire il corpo, nascondendolo in una valigia poi gettata nell'Adda e recuperata oltre un mese dopo nel fiume, all'altezza del comune di Zelo Buon Persico, in provincia di Lodi. Lui ha sempre negato il gesto volontario e anche durante il processo ha affermato che 'Jo' era morta durante un gioco erotico. Versione a cui le pm Menegazzo e Mannella non hanno mai creduto.
Dall'autopsia già allora era emerso che la vittima sarebbe stata prima picchiata e poi soffocata. Inoltre era stato appurato, anche con le analisi di chat, che Gonzalez Rivas aveva una relazione parallela e che aveva comprato un biglietto per far arrivare da El Salvador l'amante, per farla vivere nella casa dove abitava con Nataly. E lei lo aveva scoperto. "Ha cercato ancora una volta di infangare la sua memoria - ha affermato l'avvocato Maria Fufaro, legale dell'associazione La scuola di Atene riferendosi alle 'bugie' dell'imputato - Io voglio ringraziare le amiche e la datrice di lavoro, senza la quale non sarebbe nata l'indagine. Amiche meravigliose che non si sono arrese". Quando Nataly non si trovava "l'hanno cercata" e ora ha "avuto giustizia".