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Quali controller più strani abbiamo davvero usato?
Oggi i controller che abbiamo tra le mani seguono linee piuttosto convenzionali, ma la storia dei videogiochi è piena di tentativi decisamente fuori dagli schemi.
Nel corso degli anni diversi produttori hanno cercato di stravolgere il modo in cui si gioca, dando origine a periferiche tanto bizzarre quanto improbabili, alcune delle quali sono rimaste impresse nella memoria dei giocatori.
Uno dei casi più stravaganti è senza dubbio il Chainsaw Controller di Resident Evil 4, lanciato da NubyTech nel 2005. Parliamo di un controller interamente modellato a forma di motosega, dotato di pulsanti e levette analogiche e commercializzato sia per GameCube che per PlayStation 2. Sicuramente d'effetto da esporre, molto meno comodo da impugnare.
Tornando indietro fino al 1989, un posto d'onore spetta al Power Glove per NES. Questo guanto, realizzato da Mattel, consentiva di dare istruzioni alla console muovendo la mano e le dita. Un'idea che sembrava arrivare dal futuro, se non fosse che la precisione lasciava molto a desiderare e ne limitò parecchio il successo.
Anche Nintendo non è rimasta immune alla voglia di sperimentare, come dimostrano i DK Bongos per GameCube. Arrivati insieme a Donkey Konga, questi controller a forma di tamburo invitavano a seguire il ritmo percuotendo le due pelli e battendo le mani, catturate da un microfono incorporato nella periferica.
Nel 2009 fu poi la volta di Tony Hawk: RIDE, venduto in abbinamento a uno skateboard privo di ruote da usare come controller. I sensori al suo interno permettevano di replicare movimenti e trick salendoci fisicamente sopra, anche se il risultato finale non convinse granché.
E che dire delle maracas di Samba de Amigo per Dreamcast? SEGA mise in mano ai giocatori due strumenti da scuotere a tempo di musica, affidandosi a un sistema di sensori in grado di captarne movimenti e posizione. Un'esperienza fuori dal comune, capace di trasformare il salotto di casa in una vera festa.
Cinque periferiche che raccontano bene quanto le aziende di allora amassero osare, arrivando persino a mettere da parte la comodità pur di inseguire un'idea originale.
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