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La Bce si ferma sui tassi, in bilico il rialzo di dicembre
I mercati ci credono, e danno all'80% un rialzo dei tassi Bce al 2,75% a dicembre. Ma la Bce, con la decisione di oggi di lasciare i tassi invariati al 2,50% e le parole di Christine Lagarde in conferenza stampa, potrebbe essere vicina alla conclusione del 'ciclo rialzista' del costo del denaro iniziato a giugno dopo lo shock energetico. Perché a dare un colpo all'inflazione potrebbe pensarci lo spread.
Il consiglio direttivo della Bce riunito a Francoforte ieri e oggi "ha discusso se un rialzo dei tassi fosse appropriato", ha spiegato Lagarde ai giornalisti. Poi "sulla base dell'incertezza attuale, e dell'inflazione di fondo, grosso modo invariata", ha deciso "all'unanimità di mantenere i tassi fermi e che un approccio misurato fosse quello giusto". L'inflazione complessiva, che a settembre ha raggiunto i massimi dal settembre 2023 al 3,8%, aumenterà ancora, ha spiegato Lagarde: in arrivo c'è l'onda lunga di Hormuz su diesel, benzina, raffinazione. E c'è da mettere in conto un'ondata di rincari alimentari.
Ma Lagarde, in quella che è la terz'ultima conferenza stampa prima dell'addio anticipato a febbraio, ha anche usato parole da 'colomba' che per un po' hanno fatto scendere l'euro fino a quasi 1,11 dollari prima di un recupero a 1,1170. "Non vediamo rischi significativi di effetti di second'ordine", è il riferimento alle rivendicazioni salariali ancora contenute. Le aspettative d'inflazione a lungo termine restano ancorate intorno al target del 2%. L'inflazione di fondo - senza alimentari ed energia - tiene.
Infine nella conferenza stampa di Lagarde è sparito il riferimento, usato fino a settembre, al fatto che Francoforte "monitorerà attentamente" i prezzi energetici, sostituito da un più blando "saremo molto attenti" nelle parole di Lagarde. La stretta globale alle condizioni di finanziamento partita dai treasury Usa ha investito in pieno i tassi a lungo termine in Europa. Producendo i primi segnali di una stretta creditizia.
Per la Bce, è un invito alla prudenza sulle prossime decisioni di politica monetaria, ora che la guerra all'Iran minaccia sia alta inflazione che una frenata alla crescita. La porta rimane aperta per un altro rialzo dei tassi Bce, ma dipenderà dagli sviluppi economici e bellici. E la fine della sequenza di rialzi si avvicina.