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GTA 3, 25 anni dopo: come ha cambiato per sempre il nostro modo di giocare?
Autunno 2001. L'industria dei videogiochi discuteva su come realizzare una vera e propria traduzione di un titolo con un forte stampo di libertà in tre dimensioni. Indovinate chi alzò la mano per proporre un'idea?
Esatto, Rockstar Games. L'azienda lanciò nei negozi un gioco che sembrava una scelta azzardata, quasi impossibile. Parliamo di Grand Theft Auto III, un titolo in cui la metropoli è viva, la puoi percorrere senza alcuna limitazione, popolata di gente e di conseguente traffico, pedoni, radio che suonano i pezzi più in voga del periodo, con una storia di crimine intrecciata come cestello in vimini,
GTA III fu un caposaldo di Rockstar, soprattutto perché ne confermò l'influenza all'interno dell'industria ma soprattutto perché costruì da zero la sua tanto acclamata formula. Ricostruì una città da zero, la trasformò in Liberty City in un ecosistema che reagiva alle azioni del giocatore.
Il cuore di GTA III fu una sfida che vede viaggiare parallelamente l'apparato tecnico con quello creativo. DMA Design, oggi Rockstar North, dovette convertire circa 130 MB di dati dentro soli 32 MB di RAM della PlayStation 2, sviluppando un sistema di streaming capace di caricare la città davanti al giocatore e liberare la memoria alle sue spalle.
Il risultato era così convincente che, guidando a tutta velocità, si potevano vedere strade ed edifici materializzarsi poco oltre il veicolo. Per evitare che il laser della console restasse indietro rispetto alle auto il team limitò il traffico in arrivo, curvò alcune strade e introdusse una resistenza aereodinamica sottile ma efficace.
E poi c'è gente che sminuisce l'arte dei videogiochi, non capendo come dietro a un titolo di tale portata ci sia un lavoro incredibile.
Dopo GTA 2, Dan Houser voleva dare alla serie una struttura narrativa netta senza però rinunciare alla libertà dell'open world. La soluzione fu inserire degli hub locali, ossia, quei personaggi come Joey Leone, Toni Cipriani, Salvatore Leone, che ancoravano le missioni a dei quartieri precisi, facendo diventare l'esplorazione parte integrante della storia.
Così Claude imparava a conoscere gli angoli della sua città non solo grazie a una esplorazione superficiale ma soprattutto tramite le guerre tra bande, gli affari sporchi, le alleanze più pericolose.
Le stazioni radio contribuirono a dare un'anima alla città con un mood variopinto: hip-hop underground, drum & bass e alcuni pezzi tratti da un punto di riferimento della storia cinematografica: Scarface.
A proposito di film gangsta: il tema principale della soundtrack, un dark jazz ispirato a I Soprano e a Quei Bravi Ragazzi, è rimasto tra le musiche più riconoscibili del franchise. Allarghiamo il discorso anche a un tema abbastanza cult del gioco.